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 Il diritto di accesso

I veri problemi del costo dell'internet - 1
di Manlio Cammarata - 14.07.99

- Il senatore Semenzato "denuncia" l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni perché non ha attuato la prescrizione del collegato alla finanziaria, che prevede tariffe agevolate per l'accesso all'internet, soprattutto per i lunghi collegamenti.
- L'Autorità, per bocca del suo membro Paola Manacorda, risponde che ha fatto il possibile, ma che la normativa europea vieta di applicare tariffe diverse per lo stesso servizio (una telefonata e una chiamata al modem del provider sono, tecnicamente, la stessa cosa - vedi l'
intervista su Repubblica.it).
- Il sottosegretario alle comunicazioni Vincenzo Vita insiste che il collegamento deve costare un solo scatto, indipendentemente dalla durata (vedi, ancora su Repubblica.it,
Per Internet si paghi solo uno scatto). La misura favorirebbe la diffusione dell'uso dell'internet
- Il ministro delle comunicazioni Cardinale ha detto, nella recente conferenza del Forum per la società dell'informazione, che il ritardo nello sviluppo dell'internet in Italia non dipende dal costo delle connessioni, contraddicendo il suo sottosegretario.
- Anche i fornitori di accessi sono contrari all'internet "no-TUT" e alle forti agevolazioni sui lunghi collegamenti, perché comporterebbero un insostenibile aumento del carico sui sistemi e sulle linee.

Leggendo tanti autorevoli pareri e tante decise dichiarazioni, un osservatore disincantato può giungere alla conclusione che l'internet senza la tariffa a tempo non è possibile né utile, ma che il Governo ha tutte le intenzioni di introdurla lo stesso, chissà con quali espedienti per aggirare i limiti comunitari
Si impone dunque una riflessione, che deve partire da due interrogativi: a) se una diminuzione delle tariffe di connessione sia veramente utile per favorire l'uso dello strumento telematico; b) quali altre iniziative possano essere intraprese per stimolare una sostanziale crescita degli abbonati e dell'uso della rete, con particolare attenzione alle utenze domestiche.

Prima di tentare di rispondere a queste domande è necessario fare il punto sulla situazione. I fattori da considerare sono molti e le loro interazioni si presentano assai complicate, tanto che un articolo non basta per dare un panorama completo. Dunque il discorso proseguirà nei prossimi numeri di InterLex.
Incominciamo con una rassegna dei fatti e delle diverse proposte in discussione.

1. Sono state prorogate le "formule" offerte da Telecom Italia, convenienti solo per chi fa un uso intensivo della rete (Vedi La beffa degli sconti per Internet del 5 febbraio '98 e gli altri articoli sull'argomento nell'indice di questa sezione e il punto V dell'ultima delibera dell'Autorità).
2. Rimane la gravissima discriminazione tra gli utenti che possono scegliere di abbonarsi a un provider che risiede nella stessa area telefonica e quelli che devono scegliere tra il costosissimo collegamento in teleselezione, l'abbonamento a un numero "147...." di Telecom Italia o la scarsa qualità di un piccolo provider locale (vedi
Con il 147 la tenaglia si chiude).
3. Si chiede che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni renda operativa la
prescrizione della legge finanziaria di quest'anno, che prevede agevolazioni per i collegamenti di lunga, anzi, lunghissima durata (vale la pena di rileggere anche la prima proposta). L'Autorità risponde che non è possibile (vedi l'intervento di Paola Manacorda).
4. Alcuni gruppi chiedono l'abolizione della tariffa urbana a tempo (TUT), eventualmente sostituita da un canone flat, cioè indipendente dal tempo di collegamento. Recentemente il Governo ha fatto sapere che si sta pensando a una formula che consentirebbe la connessione pagando il solo scatto iniziale (vedi le dichiarazioni di
Vincenzo Vita)
5. Altri contestano l'opportunità di favorire i lunghi collegamenti, ma chiedono comunque agevolazioni per favorire lo sviluppo della rete (vedi
l'opinione di ALCEI)
6. Una minoranza sostiene, con motivazioni fondate, che il costo di accesso alla rete non è un freno al suo sviluppo, come dimostrerebbe il successo della telefonia cellulare, che è molto più costosa (vedi l'opinione di
G. Livraghi).
7. Una posizione non molto diffusa, ma degna di attenzione, è che l'accesso all'internet debba essere considerato nell'ambito del servizio universale, quindi con agevolazioni da porre a carico dei fondi che la normativa italiana e comunitaria assegnano per la copertura del "deficit di accesso" necessario per assicurare i servizi essenziali di telefonia alle utenze non remunerative.
8. Un altro aspetto che deve essere considerato è la possibilità di abbonamenti gratuiti, pagati (almeno in parte) dalle quote di interconnessione che i nuovi operatori delle telecomunicazioni riscuotono da Telecom Italia, come dimostra l'iniziativa di
Tiscali.
9. Incomincia a diffondersi l'idea che altri possano essere gli incentivi efficaci per la maggior diffusione dell'internet, come la "controrottamazione" dei computer, gli sgravi fiscali per l'acquisto dei PC da parte delle famiglie e, soprattutto, una presenza di contenuti che accrescano l'interesse all'uso della rete.
10. Infine, ma non ultima, c'è la questione del costo dei circuiti diretti, che influisce in misura determinante sui conti dei provider. Mentre sulle lunghe tratte i prezzi sono già in forte discesa per effetto della concorrenza, sulle "code urbane" resta il monopolio di Telecom Italia e il prezzo è altissimo. Il costo troppo alto della "banda" si riflette negativamente sulla qualità dei servizi, perché i provider sono costretti a risparmiare su questa voce.

Dieci nodi da sciogliere non sono pochi, ma basta considerarne alcuni, in particolare la contrapposizione tra i punti 3 e 4 da una parte e il punto 6 dall'altra, per avere un'idea della complessità del problema. Ma la soluzione è resa ancora più ardua dalle inevitabili considerazioni sul sistema dei costi e dei ricavi degli operatori (fornitori di accesso e operatori di telecomunicazioni, in particolare per quanto riguarda i proventi dell'interconnessione), come vedremo più avanti.

Ora vediamo più in dettaglio i punti di maggiore interesse.

Le "formule Internet" (punto 1)
Gli sconti che Telecom Italia offre per chi fa un uso intensivo della rete (a parte i diversi motivi di polemica sui modi della loro applicazione) in effetti costituiscono un sollievo solo per pochi utenti, compresi quelli che si collegano in teleselezione, e comunque non costituiscono un serio incentivo alla diffusione della rete.

La discriminazione nel diritto di accesso (punto 2)
Questo è un vero scandalo, perché nega il diritto di accesso a pari condizioni per tutti i cittadini e comporta turbative della concorrenza, a causa dell'offerta di Telecom Italia con i numeri "147..." a tariffa urbana, che solo il "monopolista uscente" può offrire in virtù della sua posizione dominante nel mercato della telefonia. Su questo punto dovrebbe essere imminente una decisione dell'Autorità antitrust.
Alla fine dell'anno in corso il problema dovrebbe essere praticamente risolto con la "tariffa di prossimità": se, come si spera, si arriverà alla tariffa urbana per tutti i numeri che hanno lo stesso prefisso, non dovrebbe essere difficile trovare almeno un provider efficiente in ogni settore.
Intanto l'Autorità ha stabilito una tariffa ridotta, di poco superiore alla TUT, per i collegamenti tra le aree locali che appartengono allo stesso distretto (vedi il
punto 1, comma 2, dell'ultima delibera dell'Autorità). Non è la soluzione definitiva, ma comunque si tratta di un notevole passo avanti

No-TUT e lunghi collegamenti (punti 3, 4 e 10)
Molte obiezioni, del tutto fondate, vengono sollevate a tutte le proposte di abolizione della tariffa a tempo. In particolare, la previsione del collegato alla finanziaria di favorire i lunghi collegamenti penalizzerebbe tutti quelli che fanno molti collegamenti brevi nel corso della giornata, soprattutto a causa dello scatto iniziale.
I fornitori di accesso sostengono, con fondate ragioni, che qualsiasi soluzione tariffaria che favorisca i lunghi collegamenti porterebbe in breve tempo alla saturazione dei server e delle linee dedicate (troppo costose soprattutto per le "code urbane", che sarebbero la parte più direttamente interessata dall'aumento del traffico). Si dovrebbe arrivare a canoni di abbonamento differenziati in funzione del tempo di connessione, facendo rientrare dalla finestra la TUT scacciata dalla porta.
Inoltre si osserva che la normativa europea, che vieta di applicare tariffe diverse per servizi analoghi, impedisce di applicare per l'internet prezzi più bassi di quelli della telefonia vocale. L'obiezione è molto seria e per evitare gli strali degli organismi comunitari si dovrebbero escogitare soluzioni molto complesse e di dubbia convenienza.

Abbonamenti pagati con l'interconnessione (punto 8)
Negli ultimi mesi si è registrata una novità: l'offerta di abbonamenti gratuiti da parte di Tiscali, un nuovo operatore di telecomunicazioni. Il successo è stato notevole, ma forse non così forte come qualcuno prevedeva, sicché anche gli effetti sul mercato sono stati limitati. Inoltre è stata rimandata l'estensione dell'iniziativa all'intero territorio nazionale, il che fa supporre che non tutto sia andato secondo le previsioni.
Ma quali entrate consentirebbero a Tiscali di far quadrare i conti? In primo luogo i proventi dell'interconnessione, dovuti al fatto che l'operatore sardo non è un semplice "fornitore di servizi", come la maggior parte dei provider, ma un "operatore di telecomunicazioni", con una propria rete. Dunque le chiamate degli abbonati, (urbane in partenza dalla rete di Telecom Italia) vanno a finire sulla sua rete e quindi lui incassa dalla stessa Telecom la tariffa di interconnessione: Questa è calcolata a minuto di collegamento e quindi costituisce una parte della TUT. Inoltre - anche se questo non è stato mai detto esplicitamente - con ogni evidenza Tiscali conta di incamerare proventi dal commercio elettronico, dalla pubblicità sui "portali" e via discorrendo.
Questa strategia non va sottovalutata. In effetti, come vedremo nei prossimi articoli, è probabile che anche gli altri operatori di telecomunicazioni decidano di offrire abbonamenti gratuiti, guadagnando dall'interconnessione e dagli altri servizi. Secondo alcuni esperti, questo potrebbe essere il futuro del mercato italiano, che quindi cambierebbe non poco: molti degli attuali provider dovrebbero modificare profondamente la loro offerta, trasformandosi in fornitori di contenuti e di servizi a valore aggiunto, o sarebbero costretti a chiudere bottega. Si prospetta inoltre l'ipotesi di estendere i proventi dell'interconnessione anche ai provider che non sono operatori di telecomunicazioni.
Tutto questo però si scontra con le proposte di abolizione della TUT (o della TAT, la tariffa a tempo prossima ventura, il discorso non cambia), perché senza TUT o TAT da dove si prendono i quattrini dell'interconnessione?

E' evidente che qui è in gioco l'assetto globale del mercato dell'internet in Italia. Se il futuro è nell'abbonamento gratuito, deve restare il sistema della tariffa a tempo. Se si abolisce la tariffa a tempo, (ammesso che sia possibile, prima che utile) si deve far pagare l'abbonamento, magari in funzione del tempo o del traffico. Tutto gratis non si può avere.

Restano irrisolte le due questioni di partenza: il prezzo della connessione è veramente un freno alla diffusione della rete? Quali incentivi possono essere veramente utili per far decollare il mercato degli accessi da parte delle famiglie?
Ne parleremo tra una settimana.