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Diritto d'autore

Nemmeno il più elementare senso della misura

di Manlio Cammarata - 15.03.04

Può sembrare improprio, anzi irrispettoso, mettere insieme copyright e terrorismo mentre sugli schermi televisivi scorrono continuamente le immagini della tragedia spagnola dell'11 marzo. Ma il richiamo non è una deplorevole trovata a effetto, perché il "decreto Urbani" affida la protezione degli interessi dei padroni dei contenuti digitali agli stessi organismi deputati a combattere il terrorismo, come spiega la lucida analisi pubblicata dal ALCEI che riportiamo qui.

Ma vediamo i fatti. Partiamo dall'approvazione da parte del Parlamento europeo della proposta di direttiva detta "IPR enforcement", alla quale abbiamo dedicato diverse pagine alla fine del 2003 (vedi Anche le corporation contro la proposta "IPR enforcement" e Anche EuroISPA contro l'estensione della direttiva "IPR enforcement").
Secondo le informazioni diffuse nei giorni scorsi, nel testo finale della direttiva sono stati accolti alcuni emendamenti (proposti dall'italiano Marco Cappato) che attenuano la portata delle "proposte Fourtou". In particolare, sarebbero state escluse le ipotesi penali a carico degli utilizzatori. Tuttavia aspettiamo di leggere l'articolato definitivo per esprimere qualsiasi valutazione di merito.

Desta comunque non poca preoccupazione - e soprattutto molta irritazione - il comunicato esultante delle associazioni dei fornitori di contenuti, in cui si mescolano astutamente le parole per far intendere al lettore meno attento che la violazione del copyright è comunque un reato: "File sharing di opere protette rimane reato in Italia, nessuna modifica da norme europee". Un vecchio ritornello, una intollerabile pubblicità intimidatoria che non può far dimenticare che la legge non può essere piegata agli interessi dei fornitori di contenuti, di fatto i "padroni delle idee" (vedi il chiarissimo intervento di Giovanni Ziccardi P2P e diritto penale in Italia).

Gli stessi padroni delle idee che sono dietro alle inaccettabili previsioni del decreto-legge proposto dal Ministro dei beni culturali, sempre che il testo di cui disponiamo sia quello effettivamente approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso. Si legge nel comunicato di Palazzo Chigi: "In linea con la proposta di direttiva appena approvata a Bruxelles, sono state, inoltre, previste misure sanzionatorie mirate a rendere effettiva la tutela dei diritti d'autore, che colpiscano penalmente la condotta di coloro che, per fini commerciali, scambiano file protetti dal copyright, riservando la sola sanzione amministrativa a chi scarica i file per uso personale". Con buona pace di BSA, FIMI e compagnia.

Prosegue il comunicato del Governo: "Per rendere effettive tali disposizioni sono state introdotte alcune previsioni relative alla collaborazione tra service provider e autorità, in un rapporto di preziosa sinergia ed in conformità alle norme già vigenti in materia di e-commerce". E qui non possiamo che rimandare a quanto abbiamo scritto una settimana fa in P2P e violazione di copyright: ci pensino i provider!.
Il comunicato non fa cenno agli altri strumenti previsti dal decreto, che coinvolgono i servizi di sicurezza. I quali, ci sembra, in questi tempi hanno ben altro da fare che occuparsi di violazioni del diritto d'autore. A meno che i siti del P2P non vengano classificati come "obiettivi sensibili" da sottoporre a stretta sorveglianza!

Che il buon senso non sia fonte di diritto è una vecchia constatazione. Ma qui manca il più elementare senso della misura.

 

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