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Il diritto di accesso

La Cassazione on line gratis, ma non basta

di Manlio Cammarata - 11.11.04

 
Con un po' di esagerazione si potrebbe definirla "svolta storica", comunque è certo che si tratta di un passo molto importante per il diritto di accesso dei cittadini ai testi normativi: dal 28 ottobre scorso è possibile consultare gratis sul Web le banche dati della Corte di cassazione che contengono la legislazione italiana dal 1948 e le sentenze della Corte costituzionale. Tra poco tempo dovrebbero essere accessibili anche tutte le leggi emanate dal 1904.

Da anni si aspettava questa apertura, fino a oggi resa impossibile dal vecchio regolamento del Centro di documentazione elettronica della Corte (CED), che prevedeva l'accesso gratuito solo per determinate categorie di utenti. La lunga - e sotto qualche aspetto ingiustificabile  - attesa è finita con l'emanazione di un regolamento (DPR n. 195 del 17 giugno 2004) che all'art. 2 sancisce: "L'accesso agli archivi del CED, della legislazione e dei provvedimenti della Corte costituzionale, è gratuito, conformemente al disposto di cui all'articolo 64-sexies della legge 22 aprile 1941, n. 633".
Il testo va letto con attenzione, perché la virgola dopo "costituzionale" sembra significare che la disposizione riguardi 1) gli archivi del CED, 2) l'archivio della legislazione e 3) l'archivio dei provvedimenti della Corte costituzionale. Ma non è così, la virgola è di troppo: infatti quelli della legislazione e della Corte costituzionale sono una parte dei trenta archivi del CED e la norma significa che restano esclusi gli archivi della giurisprudenza, della dottrina, delle leggi regionali e tanti altri, in primo luogo quello della legislazione comunitaria (e questa è una lacuna piuttosto grave).

L'aspetto più interessante è che le banche dati rese disponibili con il DPR 195 diventano parte essenziale del progetto Norme in rete (NIR). E' quindi possibile sfruttare le funzionalità del sistema: in particolare il sistema URN (Uniform Resource Location) e il parser dei riferimenti normativi, che costituiscono la grande innovazione del NIR. Infatti con l'URN sono stati "normalizzati" i riferimenti dei testi, con una enorme semplificazione delle ricerche; con il parser (che si può tradurre come "analizzatore") è possibile una navigazione automatica tra i riferimenti ai testi richiamati da quello in esame, purché rientrino nel sistema URN. E' un'applicazione complessa, molto utile in un sistema normativo delle dimensioni e della complessità di quello italiano. Sembra anche che funzioni bene (per maggiori dettagli vedi Norme in rete, il traguardo è vicino di Caterina Lupo e DTD, XML, URN... Come funzionerà il sistema di ricerca "Normeinrete").

Dunque il traguardo è raggiunto? Il diritto dei cittadini di accedere alle fonti normative, gratis e senza eccessive complicazioni, è finalmente soddisfatto? Solo in parte.
Il progetto Norme in rete appare ben articolato, con soluzioni innovative che offrono la concreta prospettiva di un accesso semplice per tutti, e non solo per gli operatori del diritto. Sembrano lontane anni-luce (e invece sono di ieri...) le procedure di "Italgiure-find", che richiedevano un corso di cinque giorni per incominciare a capire come funzionavano le banche dati della Cassazione: "...anche ad ammettere che il servizio sia gratuito, rimane il fatto che sia accessibile a chi ha una conoscenza approfondita del diritto, diceva nel 1997 l'allora direttore del CED, Enrico Borruso (Vedi L'ignoranza della legge accusa il legislatore).

Che per capire una testo normativo italiano molto spesso serva la laurea in legge è purtroppo la realtà, e spesso non basta neppure la laurea. Ma il problema più grave è ancora quello del "testo vigente", cioè del testo che risulta da innumerevoli sovrapposizioni di modifiche, modifiche delle modifiche, modifiche delle modifiche delle modifiche... quando sarebbe tanto più semplice scrivere una nuova legge che abroghi la vecchia. Nell'ambito del progetto Norme in rete la compilazione automatica (o quasi) dei testi vigenti è in via di soluzione, ma è chiaro che il percorso non è facile né breve.

E poi manca la piena accessibilità allo strumento più importante, la Gazzetta ufficiale. Così com'è oggi, con la consultazione libera limitata agli ultimi 60 giorni e l'acquisizione dei testi inutilmente laboriosa, è una presa in giro. Scrivevamo nel 2001 che "il sito non sembra progettato per rendere veloce la ricerca, ma è ancora in fase sperimentale e si può sempre migliorare" (La Gazzetta ufficiale finalmente on line - e gratis!). Sono passati tre anni e mezzo e la situazione è rimasta la stessa.

C'è anche il problema sostanziale della "ufficialità" degli atti normativi reperiti on line, che non è soddisfatta nemmeno dal CED della Cassazione. Oggi i testi ufficiali sono ancora, e soltanto, quelli della Gazzetta cartacea. La firma digitale può risolvere il problema, ma ci sono ancora molti ostacoli normativi e organizzativi da superare: basti pensare che il testo ufficiale di una legge pubblicata sulla Gazzetta può presentare differenze formali significative rispetto a quello approvato dal Parlamento, a causa dei numerosi passaggi che deve compiere fino alla tipografia.

Un altro problema, più generale, è nell'impostazione "cooperativa e volontaria" del progetto Norme in rete. Infatti non è stata emanata una legge che obblighi i soggetti coinvolti a pubblicare gli atti normativi secondo determinati standard, risolvendo tutti i problemi in un colpo solo. Sono stati presi in considerazione gli aspetti tecnici, ma sono i singoli enti che possono, volontariamente, aderire al progetto e mettere in comune il proprio patrimonio informativo. "Rispetto delle autonomie" è stata la parola d'ordine, ma il diritto dei cittadini alla conoscenza delle norme dovrebbe essere considerato più forte degli interessi - a volte poco chiari - della miriade di "autonomie" che producono le norme stesse.

Intanto il progetto va avanti con gruppi di lavoro su diversi aspetti del sistema. E' importante quello sulle tecniche della redazione dei testi (drafting), per uniformare il linguaggio e gli schemi al fine di semplificare la ricerca e l'interpretazione. Ma in quest'ambito non sembra previsto un punto essenziale: quello della leggibilità e della correttezza linguistica delle norme.  Ermeticità, barocchismi, incomprensibili perifrasi e persino errori di grammatica pervadono con frequenza crescente la normativa italiana.
Nella passata legislatura era stata istituita una commissione che avrebbe dovuto occuparsi di questo problema, ma sui siti parlamentari non se ne trova più traccia.

  

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