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InterLex - RIVISTA DI DIRITTO TECNOLOLOGIA INFORMAZIONE

 

 

Transumanismo, ovvero il lato oscuro della tecnologia

Varie ed eventuali - Manlio Cammarata - 9 aprile 2018

La puntata di Report del 2 aprile scorso ha suscitato scalpore più per le sgangherate minacce rivolte a Sigfrido Ranucci che per il suo contenuto. Ma è su questo che dobbiamo riflettere, perché le prospettive sono inquietanti.

Dalle protesi bioniche che consentono di superare invalidità fisiche ai circuiti impiantati nel cervello per superare problemi neurologici. E' una nuova frontiera della tecnologia, che già oggi rende migliore la vita di molte persone. Una mano perduta può essere sostituita da un oggetto tecnologico che ne riproduce le funzioni, un "esoscheletro" può ridare la mobilità a una persona con le gambe paralizzate. Di più: un "chip", un minuscolo circuito digitale impiantato nel cervello, migliora in misura sostanziale le condizioni di una persona colpita dal morbo di Parkinson. E' già la realtà, né futuribile né fantascienza.

La stessa tecnologia, in rapida evoluzione, può essere impiegata per estendere le facoltà fisiche e mentali dell'uomo, fino alla prospettiva inquietante della costruzione di un "superuomo". Il "trans-umano" potrebbe dividere la società tra gli individui "bionici", i cyborg, e quelli "normali", destinati a diventare una specie di razza inferiore. Una prospettiva sinistra, che ci riporta a tempi bui non troppo lontani.

Vantaggi e rischi di queste tecnologie sono stati i temi dell'inchiesta di Report andata in onda lo scorso 2 aprile. Salita agli onori delle cronache per le minacce lanciate contro il conduttore Sigfrido Ranucci da un tale che si presentava come attivista del Movimento 5 Stelle. Ranucci, per il misterioso "Marcello", era reo di aver intervistato il segretario di un'associazione transumanista: «...ti pentirai amaramente di aver mandato in onda l’intervista a Stefano Vaj parlando di transumanesimo nel modo in cui hai fatto».

I media hanno dato conto delle minacce e delle ovvie manifestazioni di solidarietà espresse al conduttore, in un virale copia-e-incolla privo di qualsiasi analisi o tentativo di approfondimento del tema della trasmissione.
Invece la questione è seria e deve essere affrontata, perché le stesse tecnologie che possono giovare all'uomo, possono anche "disumanizzarlo", trasformandolo un una macchina pronta ad obbedire agli ordini di qualcuno.

I primi segni di questa tendenza sono già visibili. Sono le tecnologie che consentono ad alcuni soggetti di registrare informazioni personali di miliardi di persone e di utilizzarle per influenzare le loro decisioni e i loro comportamenti. In sostanza, di limitarne la libertà. Ma questa è solo la prima parte del problema e la conosciamo già.

Dopo c'è l'intervento diretto sul corpo umano. Un piccolo chip dall'apparenza innocua, inserito sotto la pelle della mano, può essere utile per eliminare le code alle biglietterie e ai tornelli della metropolitana. Ma anche a registrare gli spostamenti di una persona, combinando queste informazioni con quelle rivelate da altri dispositivi, come lo smartphone. Questo fornisce ai "padroni dei dati" non solo i dettagli degli spostamenti, ma anche le relazioni con gli altri, gli acquisti, le opinioni politiche, le credenze religiose, le tendenze sessuali...

Ma c'è di più, molto di più. Se un chip impiantato nel cervello può correggere un disturbo neurologico, se la captazione di un impulso nervoso del braccio può muovere la mano bionica di una persona che ha perduto quella naturale, se uno stimolatore cardiaco invia a un medico – a un robot-medico – informazioni sullo stato di un cuore malato...
Se tutti questi dispositivi possono essere controllati dall'esterno (l'internet di tutte le cose), a che distanza siamo dal controllo dei pensieri di qualsiasi persona attraverso le onde cerebrali, già ampiamente "leggibili" anche dal dottor Frankenstein del nostro tempo?

Leggiamo un passaggio dell'inchiesta di Report. E' una parte dell'intervista del curatore Giorgio Mottola all'avvocato Stefano Vaj:

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO
Partiti transumanisti sono spuntati in tutto il mondo e negli Stati Uniti hanno espresso persino un candidato alla presidenza durante le ultime elezioni. Ma in Italia alcune frange del transumanesimo sembrano ricollegarsi a una traduzione culturale piuttosto lugubre del passato. Stefano Vaj ha scritto un saggio dal titolo inequivocabile “Per la difesa etnica totale”, in cui parla di omogeneità razziale e in altri testi ha sostenuto che una società sana è una società totalitaria. L’avvocato transumanista è spesso al centro di polemiche anche per via dello stemma del suo studio legale.
GIORGIO MOTTOLA
Ho notato anche lo stemma, sembra quello delle SS.
STEFANO VAJ – SEGRETARIO ASSOCIAZIONE TRANSUMANISTI ITALIANI
C’è stato anche qualcuno che ha detto che è una svastica. Può essere anche, che ne so, un’alabarda spaziale. Ognuno ci vede quello che vuole.
GIORGIO MOTTOLA
Nel vostro manifesto scrivete anche che siete pronti a prendere in mano il destino della specie. Volete conquistare l’umanità?
STEFANO VAJ – SEGRETARIO ASSOCIAZIONE TRANSUMANISTI ITALIANI
Noi vogliamo assolutamente traghettare l’uomo verso il superuomo. L’etica transumanista ci prescrive, ci ordina di arrivare all’oltreuomo.

Può bastare. Ma per allargare il quadro può essere utile un'informazione che si trova su Wikipedia in un'ampia pagina dedicata al transumanesimo

Il transumanesimo è dunque:
Supporto per il miglioramento della condizione umana attraverso tecnologie di miglioramento della vita, come l'eliminazione dell'invecchiamento e il potenziamento delle capacità intellettuali, fisiche o fisiologiche dell'uomo, come affermano il ricercatore biochimico Aubrey de Grey e Larry Page, cofondatore di Google. [...]

Google, come sappiamo, è la prima delle sette sorelle dei Big Data (o sei, cinque, otto...), quella che forse più di tutte raccoglie e rivende dati personali per i fini più diversi e non sempre trasparenti, come vediamo nel caso Facebook-Cambridge Analytica.

C'è di che essere preoccupati. E occorre insistere sulla necessità di fondare, al di là di poco efficaci speculazioni filosofiche o epistemologiche, una "tecnoetica" che porti a regole comuni per l'impiego delle tecnologie più invasive nella società dei Big Data, dell'intelligenza artificiale (qualsiasi cosa sia), dell'internet delle cose (che ci spiano) e delle protesi bioniche.

(Vedi anche Nuovo Datagate: è tempo di fondare l'etica delle tecnologie).

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