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Stefano Rodotà, il diritto e i diritti dei cittadini

Privacy e sicurezza - Claudio Manganelli* - 24 giugno 2017

Vent'anni fa nasceva la normativa sulla protezione dei dati personali. Artefice dell'introduzione in Italia di questo complesso di principi giuridici è stato Stefano Rodotà, insigne giurista e fiero sostenitore dei diritti del cittadino, dell'Uomo.

Ora che questo ventennio è trascorso e il complesso delle norme sulla protezione dei dati personali, abitualmente definito protezione della riservatezza, sta per essere sostituito da un nuovo codice di respiro europeo, sicuramente più ampio nei principi generali e certamente più definito rispetto all’uso delle nuove tecnologie e maggiormente efficace, anche il suo primo sacerdote Rodotà, ha lasciato la scena della rappresentazione umana.

Consapevole dell'impatto che, sulla società umana, avrebbe avuto la diffusione dell'innovazione tecnologica digitale coniugata con il must "to be connected", fin dai primordi della memorizzazione massiva di dati e della migrazione della net dalle stanze della ricerca scientifica e universitaria agli uffici e alle abitazioni private, aveva compreso che questa creatura a più teste doveva essere addestrata e domata per evitare che si trasformasse nell'Iidra di Lerna.

Memore del principio del Panopticon di Jeremy Bentham, lo aveva interpretato e suggerito nel suo sviluppo in una forma centrifuga e non centripeta come prevedeva il suo creatore: al centro non un occhiuto grande fratello bensì la fonte della conoscenza e nella periferia il firmamento dei cittadini, degli umani, assetati di sapere, interagenti tra loro come se fossero su un'unica agorà virtuale.

Hai insegnato molto, Stefano, agli umani e il tuo insegnamento rimarrà scolpito in una pietra più solida di quella lavica o silicea, la pietra digitale, un'infinita sequenza di zeri e uno, gli atomi moderni della materia virtuale, che mai verrà perduta o corrosa dal tempo, replicandosi di server in server, di computer in computer. Per questo tuo insegnamento non può valere il diritto all’oblio che tu hai sempre sostenuto con forza.

Anche a me, che ho avuto la fortuna di essere gettato dalla casualità politica a far parte del primo collegio del Garante al tuo fianco, hai insegnato molto e soprattutto hai insegnato l'umanità e la democraticità: ricordo quelle poche occasioni in cui tra un'attività e l'altra ci si spostava a piedi dalla nostra prima e precaria sede ad altri uffici pubblici, passando per vie e piazze che ti erano abituali, come il mercato di Campo dei fiori, e negozianti e banconisti ti salutavano chiamandoti per nome e tu avevi per tutti loro una parola amichevole e scherzosa.

Partivamo da bandiere diverse io e te, ma di fronte alle battaglie che potevano incidere sui diritti di libertà del cittadino ci ritrovavamo sempre spalla a spalla, in trincea nel sorvegliare l'intero arco dell'orizzonte per individuare per tempo le eventuali minacce.

Da attento giurista quale era, Rodotà aveva saputo trasferire il principio dell'"habeas corpus" nel moderno principio dell'"habeas data". La summa del suo pensiero e della sua vita il suo ultimo libro: "il diritto di avere diritti".

Poteva essere un grande Presidente della Repubblica Rodotà, ma la partitocrazia imbelle come sempre ha prevalso.

* Ingegnere, già componente del Garante per la protezione dei dati personali (1997-2001) e del Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione (2001-2009)

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