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La multa a Facebook rivela i trattamenti illeciti degli OTT

Privacy e sicurezza - Manlio Cammarata - 15 settembre 2017

In Spagna il l'Autorità per la privacy ha inflitto a Facebook una multa di 1,2 milioni per la violazione delle norme sul trattamento dei dati. La decisione apre uno spiraglio sui trattamenti operati dai padroni dei Big Data in spregio delle leggi. 

Il testo della decisione – 93 pagine piene di informazioni interessanti – è riassunto dal comunicato stampa (in spagnolo e in inglese), sufficiente per mettere a fuoco i termini della questione: l'Agencia Española de Protección de Datos (AEPD) contesta alla ditta di Zuckerberg due infrazioni "serie" e una "molto seria" della normativa sulla protezione dei dati.

In estrema sintesi: Facebook non presenta informazioni dettagliate sui dati raccolti, sui trattamenti svolti e sulle finalità dei trattamenti. Dunque non ottiene un consenso informato.
Inoltre non ottiene il consenso specifico al trattamento dei dati sensibili (datos especialmente protegidos), come le opinioni politiche, le tendenze sessuali, le credenze religiose. Questa, secondo l'Autorità spagnola, è l'infrazione più grave.

Un altro punto messo in rilievo è la raccolta dei dati di navigazione al di fuori di Facebook. Si tratta dei famosi (o famigerati) cookie di tracciamento, grazie ai quali la società di Menlo Park pedina i sui utenti nella loro navigazione, raccogliendo altri dati dei quali non fa menzione nelle informative.

La decisione dell'AEPD è importante perché probabilmente è la prima di un Garante europeo che analizza come un social network possa entrare negli aspetti più riservati della vita privata dei suoi utenti, fino a disegnarne un profilo dettagliato nei minimi particolari. Che poi questo profilo sia usato solo per personalizzare gli annunci pubblicitari è un'affermazione a cui nessuno può credere, viste le premesse.

Il fatto è che le logiche di raccolta e trattamento dei dati contestate a Facebook, nella sostanza sono simili, se non identiche, a quelle adottate da molti altri "Over The Top" del Web. Per rendersene conto basta leggere le informative di Google o di Microsoft, che a questo punto appaiono almeno "reticenti" come  quelle della ditta di Zuckerberg.

Siamo arrivati al punto predetto da molte inascoltate Cassandre, come il rimpianto Stefano Rodotà: una società della sorveglianza globale, nella quale ogni comportamento, quasi ogni pensiero di una persona, è registrato, elaborato e utilizzato per gli scopi più diversi.

Sono tanti, troppi, coloro che non si rendono conto che le notizie pubblicate volontariamente, combinate con quelle raccolte "di nascosto" e con quelle di tutti i cosiddetti "amici", sono oro colato per chi dalle informazioni personali trae profitto e ne fa commercio.

Tutto questo con la potenza dei Big Data, del machine learning e dell'intelligenza artificiale, che si continua a voler vedere solo come la salvezza dell'umanità. Mentre si dimentica, o si finge di dimenticarne, il potenziale distruttivo per la libertà delle persone.

C'è un corollario finale, su quale dovremo ritornare presto: non c'è un modo per sottrarsi a questa condizione. Per "essere su Facebook" (o su un altro social network), per leggere notizie, per fare acquisti on line, la condizione è concedere al profilatore di turno ogni informazione sulla propria vita privata, oltre alle notizie che ciascuno rende pubbliche.
E' uno scambio alla pari?

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