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COVID-19: fuorilegge l’app che traccia gli utenti?

Privacy e sicurezza - Andrea Monti - 22 marzo 2020

Si moltiplicano le “app” per il tracciamento  degli utenti affetti da COVID-19 e anche in Italia – sembra – le istituzioni stanno valutando soluzioni analoghe mentre dei soggetti privati hanno già realizzato dei software di questo tipo.

Inevitabili, e spesso fuor d’opera, gli allarmi per la “violazione della privacy” – come se le necessarie limitazioni degli altri diritti fondamentali che stiamo subendo fossero cosa da niente – e quelli che invocano il GDPR (che, ripeto ad nauseam, non si applica alla tutela di ordine e sicurezza pubblica, sicurezza nazionale e altre sciagure e disgrazie associate). Ma questo non significa che i principi del GDPR devano essere trascurati. Prima ancora che precetti normativi, infatti, approcci basati sul need-to-know (ho necessità – o diritto – di trattare certi dati? E chi li riceve?) e sulla progettazione sicura dei software (OWASP esiste “a prescindere” dal GDPR) sono elementi fondamentali per il funzionamento di un ecosistema digitale specie nei momenti di emergenza.

Detto questo, è certamente possibile che il Governo possa accedere ai dati di spostamento degli utenti di servizi di comunicazione elettronica e alla loro identità personale associata al terminale. Il problema, semmai, è “chi altri” può farlo se questo tracciamento viene realizzato tramite un software di terze parti, il cui funzionamento è condizionato dal modo in cui è fatto il sistema operativo. Tradotto:

- gli smartphone memorizzano le informazioni sugli spostamenti degli utenti e le rendono disponibili anche alle “app” che usano questi dati per offrire servizi basati sulla geolocalizzazione,

- anche se, in diversi casi, la geolocalizzazione è attivabile a richiesta, ci sono casi documentati nei quali il sistema operativo installato nel terminale (Android, nel caso di specie) ha registrato lo stesso questi dati,

questi dati, con buona pace del GDPR, finiscono sistematicamente al di fuori della UE

Un altro tema da considerare è quello di ordine e sicurezza pubblica derivante dalla scelta di rendere o meno i dati in questione – anche anonimizzati – disponibili alla cittadinanza. Se lo si facesse, il rischio di innescare la “caccia all’uomo” o di fomentare disordini sarebbe estremamente alto, e sarebbe anche da valutare la responsabilità (penale) di chi mettesse a disposizione strumenti del genere.

In realtà, gli aspetti legati all’utilizzo di un’applicazione “governativa” da usare per il contrasto al COVID-19 sarebbero molti altri, ma per il momento è sensato aspettarsi che un software del genere:

- funzioni solo in modalità passiva, nel senso di rendere disponibili le informazioni alle sole autorità pubbliche, senza possibilità per l’utente di prendere cognizione dei risultati dell’elaborazione,

- impedisca a chiunque (Apple e Google inclusi) l’accesso all’associazione fra i dati del GPS e quelli relativi al COVID-19 (consapevoli del fatto che tramite incroci e comparazioni, probabilmente Google potrebbe comunque ottere il dato),

- sia, quanto alla proprietà intellettuale, nella sola ed esclusiva titolarità (il che include analisi, documentazione e sorgenti) del Governo.

(da Ictlex.net)

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