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 Pubblica amministrazione e open source

"Soggezione informatica dello Stato italiano alla Microsoft"
Il Forum di InterLex
Aggiornamento 14.03.01

L'elenco delle firme

Commenti, consensi e dissensi sui contenuti della Lettera aperta stanno arrivando in numero superiore alle previsioni. Molti testi si limitano ad approvare l'iniziativa, altri non fanno che confermare opinioni già espresse.
E' quindi opportuno compiere una selezione, pubblicando solo i messaggi che contengono qualcosa di nuovo (e, comunque, tutti quelli dissenzienti). Ci scusiamo con gli esclusi e con gli autori di testi troppo lunghi, che sono stati ridotti all'essenziale. Crediamo che in questo modo il discorso possa essere più chiaro.

34. Lettera aperta a Berlusconi e Rutelli
Luca Capozzi - 09.03.01

Onorevole Berlusconi ed Onorevole Rutelli
Mi chiamo Luca Capozzi, ventenne, di Napoli. Sono un giovane imprenditore  che, come tanti, prova a crearsi un lavoro partendo da zero ed ogni giorno  lotta contro le mille difficoltà che si presentano beffarde degli sfozi che  una persona fà per poter far "sopravvivere" la propria azienda.
Lavorando nel settore dell'Information Technology trovo molte difficoltà  (per mancanze di infrastrutture) riuscire a competere con realtà aziendali  presenti nel resto d'Italia. Un respiro di sollievo lo ebbi quando ci fu il  G8 in Spagna e, il nostro Paese, si impegnò per favorire lo sviluppo della  società dell'informazione.
Da allora ad oggi non ho visto altro che tentativi di reprimere questo  sviluppo. Sono state presentate una serie di proposte e disegni di legge  (alcuni già approvati, come il nuovo diritto d'autore) che non fanno altro  che confermare le mie tristi supposizioni: c'è, in Parlamento, una profonda  ignoranza di cosa sia la realtà informatica.
Come esempio mi rifaccio alla già citata legge sul diritto d'autore che, a  grandi linee, costringe ad applicare un "bollino" per ogni supporto  contenete materiale soggetto alla tutela (dati, audio, video, testi)  penalizzando i piccoli produttori. Essendo molto generalizzata, la legge  non fa distinzione alle varie divisioni di software che esistono nella  realtà informatica. Esiste una licenza "libera" per dei tipi di software:  un programmatore o un produttore di software che rilascia il proprio  prodotto sotto questa licenza, fa in modo che l'utente possa distribuirlo,  usarlo e modificarlo senza alcun onere e restrizione.
La nuova legge sul diritto d'autore è una sorta di gabbia per questa libertà. Si viene meno a quello che è il motto di Ford: "C'è vero progresso solo  quando una tecnologia è accessibile a tutti". L'informatica, fino a qualche  tempo fa, poteva esserlo.Capisco che bisogna tutelare le opere d'ingegno, ma quando è lo stesso  autore a concedere esplicitamente un utilizzo ad ampio raggio della sua  opera non vedo il motivo di applicarne delle restrizioni. Sono migliaia i programmatori e i programmi che usano questo tipo di  licenza e molti dei programmi che all'estero consentono il controllo di  centrali nucleari e stazioni spaziali o l'analisi dei dati del CERN,  vengono sviluppati grazie a programmatori che hanno contribuito al software  libero ed alla creazione di un sistema operativo che, oltre ad essere usato  per le applicazioni di cui sopra, ad oggi conta circa l'80% dei server  presenti in Internet. Il sistema operativo citato si chiama Linux. Una realtà già affermata  sopratutto perchè tiene testa ai prodotti Microsoft. Il valore didattico e  produttivo di questo sistema operativo è inestimabile data la sua libertà  di distribuzione ed utilizzo.
Sappiamo che in Italia c'è una gran fuga di cervelli all'estero, una piaga  che potrebbe non arrestarsi se si continuano ad approvare decreti e leggi  illiberali (come il DDL Passigli). Possiamo far grande l'Italia rendendola  tecnologicamente all'avanguardia. Ciò non riguarda solo le infrastrutture,  ma anche un accurato supporto legislativo a questa crescita.

SalutandoVi Distintamente
Luca Capozzi


33. Dallo Stato ancora soldi a Microsoft
Pietro Tamburrano - analista (31.01.01)

Ho appena letto sul sito ITportal che è stata scelta la certificazione MOUS (quindi ancora soldi a Microsoft!), per la certificazione delle competenze informatiche nell'ambito di un intervento del Ministero del Lavoro a favore di 600.000 giovani del meridione d'Italia. 
Qualcuno può fare un po' i conti dei soldi che in questo modo si regalano a Microsoft? E' un caso la presenza in Italia di Bill Gates in questi giorni? Forse qualcuno dovrebbe spiegare ai vari ministeri che esiste da svariati anni l'ECDL che è completamente indipendente da prodotti di case specifiche e che certifica altrettanto bene, se non meglio, le competenze informatiche. 
Purtroppo pare che il servilismo verso la Microsoft non conosca più nessun tipo di ostacolo.


32. Comportamenti scorretti dei siti governativi
Massimo Sangriso - IBM Certified Systems Expert OS/2 Warp4 Engineer  (15.01.01)

Vorrei segnalare alcuni comportamenti che ritengo del tutto scorretti (moralmente, commercialmente e non solo..) e che lasciamo molto a pensare...
Più di una volta visitando siti del governo (ministeriali ed altri enti) ho trovato documenti in formato .doc (ms word) e diversi anche in formato pdf (adobe portable document file)...
Spesso ho scritto ai gestori del sito ed altri indirizzi presenti nelle pagine web...
Non ho mai (o raramente) ricevuto alcuna risposta...
Un vero muro di gomma.
Perche' devono ***obbligare gli utenti ad usare ms word*** (con quello che costa e con tutti i bug che ha!) quando potrebbero pubblicare *tutti* i documenti in formato pdf (l'Acrobat Reader è gratuito) oppure in sdw (StarOffice che è completamente gratuita e disponibile per praticamente tutti i sistemi operativi)?... 
Spero che scrivendovi la cosa serva a smuovere un pochino le acque.
Quali Leggi i responsabili informatici violano obbligando i cittadini e le aziende ad acquistare ed usare uno specifico programma (oltretutto di proprietà di un noto monopolista che di fatto viola le norme anti-trust europee)?


31. Linux, occorrono sempre quattro bulloni
Daniele Coliva, avvocato, Bologna (15.01.01)

Vecchia, ma sempre carina:

Air-UNIX
Tutti si portano da casa un pezzo dell'aereo quando arrivano all'aeroporto. Nei pressi della pista di decollo, mettono insieme l'aereo pezzo per pezzo, generalmente litigando su che tipo di aereo dovrebbero costruire.
DOS-One
Tutti spingono l'aereo in modo che prenda il volo. Dopo di che saltano a bordo tutti, planano a bassa quota fino a quando l'aereo tocca di nuovo terra. A questo punto scendono e ricominciano a spingere, etc etc...
Mac Airlines
Tutto il personale si assomiglia fisicamente in modo sospetto e si comporta nello stesso, identico modo. Appena chiedete loro una informazione, vi viene gentilmente risposto che non avete bisogno di sapere, che in realtà voi non volete sapere, che tutto vi sarà fatto senza che dobbiate intervenire, e quindi di chiudere quella maledetta bocca.
Windows Air
Il terminale è arredato in modo confortevole e divertente, pieno di colori brillanti. Siete serviti da hostess carine e gentili, il vostro bagaglio viene etichettato e mandato nel vano cargo dell'aereo in pochi minuti. Il decollo avviene in orario e in modo piacevole. Dopo 10 minuti di volo, l'aereo esplode senza alcun avvertimento.
Windows-NT Air
Lo stesso servizio di Windows Air, solo che il biglietto costa di più, la flotta è composta da aerei molto più grossi e coinvolge nell'esplosione tutti gli altri aerei in transito nel raggio di 40 miglia nautiche. 
Linux Travel Co.
Gli impiegati scontenti di tutte le altre compagnie decidono di fondare la loro società. Si comprano i loro aerei, assemblano i check-in e si pavimentano le piste d'atterraggio da soli. Richiedono un piccolo prezzo per il costo del biglietto, che può essere evitato se il cliente se lo scarica e lo stampa da sé
Quando mettete i piedi sull'aereo vi viene dato un sedile, 4 bulloni, un cacciavite e una copia del Sedile-HOWTO.html . Una volta seduti, il viaggio è confortevole, il pasto è gustoso e l'aereo atterra senza alcun problema. Di conseguenza tentate di dire ai vostri amici del magnifico viaggio, ma tutto quello che riescono a dire è "Cosa hai dovuto fare con quel sedile???"

30. Incominciare dalla scuola
Massimo Mancini, insegnante - ITCG "P.Saraceno" - Morbegno (15.01.01)

Tutti gli interventi pubblicati sul forum trascurano un particolare essenziale: da dove deve cominciare l'immissione dell'open source nella PA?. La risposta è in realtà semplice: dalla scuola.
Attualmente la scuola italiana fa di fatto opera di catechesi a favore di Microsoft, perché quando hai insegnato a qualcuno, fina dalla più tenera età, ad usare, ad esempio Word, quello non avrà altro wp al di fuori di Word.
Che sia questa la situazione, a parte qualche sporadica diversità, è fuori discussione, la stessa enfasi sulla ECDL (European Computer Driving License) è in pratica fortemente MS-centrica.
La realtà nuda e cruda è che la stragrande maggioranza delle scuole italiane usa prodotti Microsoft (per fondamentali ragioni di ignoranza, pigrizia e mancanza di incentivi) e svolge pertanto una essenziale opera di diffusione e supporto dei prodotti microsoft, non fosse altro perché maschera l'esistenza di altre possibilità. Al "danno" si aggiunge anche la beffa, perché questa opera di "penetrazione efficace del mercato", di cui Microsoft è perfettamente consapevole, la fa anche a nostre spese, cioè non solo diffondiamo l'uso di prodotti ms consigliandoli rispetto a prodotti concorrenti, ma paghiamo anche, e molto, per farlo. La situazione a ben guardare è veramente ridicola ed è a mio avviso un sintomo evidente dell'inconsistenza che spesso ha caratterizzato le iniziative del ministero della pubblica istruzione in campo informatico.
La situazione si fa drammatica quando si profila la necessità di migrazioni sostanziali nei sistemi operativi (è il caso di Win  2000), l'aggiornamento delle licenze sia server che client nonchè degli applicativi correlati (e penso a Office 2000) comporta spese di qualche decina di milioni, che la scuola semplicemente non ha, trascurando tutta l'opera sistemistica, che laddove esiste, è svolta a titolo sostanzialmente gratuito (ma questa è tutt'altra storia).
Credo che tutta la questione assumerebbe ben altro aspetto (anche in termini puramente economici di pressione su Microsoft) se il ministero della pubblica istruzione emanasse ufficialmente l'indicazione ad affiancare, se non a preferire, sistemi open source in tutti i casi in cui questo è possibile.
Avete idea di quanto si risparmierebbe adottando Linux + Apache + MySql + StarOffice al posto di Win2000 + IIS5 + MSSqlServer + Office2000, in ambienti che non hanno problemi di "produzione" o di applicazioni "mission critical" ma solo compiti didattici, ma che non vogliano disattendere la legge sul diritto d'autore ?

29. Il paradosso degli informatici
Giorgio Giunchi, insegnante, membro Naming Authority, Chiari (BS) - 10.11.2000

1. In tempi eroici e mitici Bill Gates ha lavorato (e bene: MSDos su hardware non-proprietario) per la declinazione PERSONAL del computer.
2. Ora abbiamo Office non solo standard ma pure POPOLARE (anche se per me le cose Windows migliori restano le non-suite: Publisher e Power Point).
3. Anche perché c' è stato per lustri un inquietante paradosso sottopelle nel mondo degli informatici: il popolo-utente adoperi pure Windows tanto noi sistemisti non abbiamo bisogno né di assistenza né
di interfaccia: noi conosciamo UNIX.
4. Linux ad interfaccia e StarOffice ci danno "ancora una possibilità dopo l' ultima" NON per bruciare Windows MA per promuovere un mercato - per un lavoro software - realmente plurali.
5. Aggiungo ben volentieri il mio inutilissimo nome all' appello e alla preziosa battaglia che Raffaele Meo e pochi altri perseguono da anni.


 

28. Risorse economiche su cervelli italiani
Franco Violi, Responsabile Edp Confartigianato Lapam, Modena - 08.11.00

Tutta la nostra rete (circa 70 servers per un totale di circa 600 posti di lavoro) si basa su tecnologia OpenSource; anche i personal computers sulle nostre scrivanie sono Linux.
Siamo stati costretti dall'Amministrazione Pubblica a dotarci di costosi servers Windows-2000 (con relativa tecnologia TS) per le seguenti ragioni
- Il controllo e la consegna delle dichiarazioni (il cosidetto Modello Telematico) pur essendo scritto in Java funziona solo su sistemi Microsoft a Mac (!!!!)
- I servizi Inps via Web utilizzano controlli ActiveX e sono pertanto inutilizzabili sui browser non Windows - Qualunque software di utilità viene rilasciato su piattaforma Windows (quando va bene e' MsDos)
- Salvo alcune eccezioni, il formato ufficiale dei documenti scaricabili dai siti dell'Amministrazione è Microsoft
Ci siamo stancati di segnalare all'Amministrazione pubblica il problema, in quanto ogni nostro appello è caduto sempre nel vuoto. Nonostante questo, l'adozione della tecnologia OpenSource ci ha fornito innumerevoli vantaggi, e non solo sul fronte economico. Comunque, se anche avessimo lavorato a parità di costo (per arrivare sulla scrivania degli utenti, la tecnologia OpenSource richiede ancora un discreto lavoro di contorno), siamo orgogliosi di avere investito risorse economiche su 'cervelli italiani' anziché su licenze d'uso che vengono alla fine incassate oltreoceano.


 

27. Siamo sicuri di essere pronti?
Giovanni A. Norelli, sistemista, Milano - 04.11.00

A nessuno piace subire un monopolio, ma a volte questo è lo scotto da pagare per poter crescere. Un monopolio è necessario per organizzare una evoluzione in larga scala, ed è dannoso nel momento in cui questa evoluzione si è conclusa. La lettera aperta ha sicuramente il merito di ricordare che il monopolio che stiamo (volontariamente) subendo non dovrà durare in eterno, ma siamo sicuri di poterlo abbandonare sin d'ora? Rendiamoci conto di una cosa: l'informatizzazione in Italia è iniziata tardi, e il coordinamento dell'informatizzazione nella Pubblica Amministrazione è iniziato praticamente pochi anni fa con l'AIPA. La PA sta cominciando ora ad avvertire i benefici di una prima pianificazione a medio termine, che non si è ancora conclusa, e già si comincia a sognare? Alla "maggiore età" si potranno prendere decisioni più consapevoli e libere, ma dalla babele non si può passare al bazaar senza passare per le cattedrali. E se qualche moto d'orgoglio ci assale, ridirigiamo queste energie per formarci più velocemente e meglio di altri che sono partiti prima. Chiunque può inserire un CD nel lettore e installare Windows 2000 o RedHat 7.0, ma alla fine della sequenza di [Invio], sarà al punto di partenza. Sono le competenze che fanno di un sistema informativo un buon sistema informativo, indipendentemente dagli strumenti utilizzati. Sono le competenze che ci liberano dalle scelte obbligate. Sono le competenze che ci permetteranno di acquistare, acquisire, produrre o finanziare i prodotti che più ci aggraderanno. Quindi diamoci da fare, prima cresceremo, prima saremo liberi!


 

26. Fornitori invadenti, inefficienze e ritardi
Antonio Bonomi,architetto, Calderara di Reno (BO) - 04.11.00

Aderisco alla "lettera aperta" e aggiungo l'esperienza quadriennale come ex assessore alle Attività produttive del Comune di Calderara di Reno (BO), con delega alla viabilità e traffico.
La soggezione a MS-Win, imposto con mezzi invasivi e al limite della "turbativa d'asta" ritarda l'informatizzazione delle amministrazioni, dei loro uffici tecnici e delle iniziative intercomunali e metropolitane. Il confronto è stridente con quei Comuni dell'area Bolognese che hanno fatto altre scelte (MacOS, Unix, miste) e che sono più efficienti e lavorano con maggior trasparenza per i cittadini.
Nel mio Comune, del quale ora sono consigliere, molti strumenti urbanistici e cartografici sono stati prodotti con MacOS in quanto non si trovano competenze e software adatti sotto Win. Non si possono utilizzare attivamente perché è stato imposto Win NT e i suoi costosi e rigidi applicativi. L'uso di rete Win NT ha costretto e il Comune ad una inutile spesa per il rinnovo di un vasto parco macchine che non sarebbe stato necessario con l'impiego di un sistema Unix e misto, scelto dall' ex assessore all'informatizzazione e da me, già cinque anni or sono. La scelta Win ha comportato anche effetti politici, oltre che economici, in quanto è privilegiata da amministratori e funzionari meno dotati di conoscenze ed esperienze informatiche, che, più facilmente condizionati da fornitori invadenti, ne subiscono i costi elevati, le inefficienze e i ritardi.


 

25. Obbligati a lavorare con Windows
Adriano Borgobello, geometra, Tolmezzo (UD) - 02.11.00

E' assurdo trovare documenti della pubblica amministrazione in formati proprietari (.doc) quando anche usando i programmi MS non sarebbe difficile dare la possibilità a tutti di leggerli (.rtf). In ogni caso ritengo il formato PDF il migliore per la pubblicazione di testi leggibili da qualsiasi piattaforma, con la possibilità di contenere immagini e tabelle.
Altra nota meritano i programmi SOGEI, talmente scadenti che è difficile fare peggio; ma i ministeri continuano a affidare a questa società lo sviluppo dei loro progetti, negando oltretutto i dati necessari ad altre per creare programmi compatibili sia per windows che per altre piattaforme (vedasi DocFa e Pregeo che altre società volevano sviluppare per piattaforma Mac OS), obbligando di fatto a lavorare con Windows chiunque abbia necessità di usare questi programmi.


 

24. Un'ottica di total cost of ownership
Maurizio Fermeglia, professore universitario, Trieste - 01.11.00

La lettera aperta recentemente apparsa sul tema 'Pubblica amministrazione e open source' necessita, a mio avviso, di alcuni commenti, anche per non dare un impressione errata e molto parziale della situazione informatica nella pubblica amministrazione. Mi sembra molto giusto che nella lettera si parli di costi informatici nella pubblica amministrazione e criteri e metodi di valutazione degli stessi dovrebbero (e sono) alla base delle scelte che vengono quotidianamente fatte nelle amministrazioni pubbliche. Mi sembra però molto discutibile il modo indicato dai firmatari la lettera per ridurre tali costi ed è su questo che mi permetto di intervenire.
Infatti, come indicato dai maggiori esperti internazionali (Gartner Group, IDC,...) la valutazione dei costi deve essere eseguita secondo un modello TCO che, guarda caso relega ad una parte molto contenuta (meno del 20%) il costo del software sul costo totale di 'ownership'. Fatto salvo che il costo dell' HW è fisso (almeno fino a quando anche l'HW sarà fornito da open source) resta un buon 50% che comprende i costi dell'installazione, ma soprattutto della manutenzione e della gestione dei sistemi operativi client, dell'integrazione delle applicazioni, dei fermi macchina, dei tempi di ripristino, della formazione e della ridotta operatività da parte degli addetti.
Da conoscitore di sistemi Microsot e Unix, mi sembra di poter affermare che questi ultimi non sono per ora considerabili come concorrenziali rispetto alle soluzioni Microsoft proprio in un'ottica di 'total cost of ownership'. In questo senso quindi a mio giudizio, le affermazioni contenute nella lettera aperta non sono condivisibili e risultano anche errate. Sul fatto poi dello stillicidio delle versioni, mi sembra che i firmatari della lettera stiano vivendo sulla luna. Come già detto, ho la fortuna di gestire direttamente ed indirettamente diversi sistemi e non ci sono distinzioni nella frequenza di uscita di versioni di applicazioni e di service pack (o patch) nei vari ambienti. Provate a vedere quante patch di sistema escono per i sistemi opertivi di Silicon Graphics e quanti release di applicazioni in ambiente Unix escono all'anno.


 

23. Oggi niente pensioni, stiamo ricompilando il kernel...
Giacomo Cariello, network security engineer, BSD Users Group Italia, Padova - 01.11.00

Essendo un supporter di BSD, ho proposto la sua implementazione in alcuni ambienti statali come alternativa a servers WinNT. Dopo la diffidenza iniziale, ho incontrato alcuni responsabili "illuminati" che mi hanno permesso di attuare questa sperimentazione che ha permesso la riduzione dei costi sul software e di conseguenza una spesa maggiore sull'infrastruttura di rete.
Tuttavia la grande difficoltà che si incontra uscendo da Microsoft è il supporto. In primo luogo Microsoft ha lanciato l'idea dell'amministrazione a costo zero e spesso si dice che gli amministratori di reti microsoft sono meno competenti dei loro colleghi Unix. Questo probabilmente è vero e c'è un motivo: per gestire un sistema Microsoft (a livello server) è necessaria un'esperienza minore. Microsoft ha utilizzato le certificazioni per creare una struttura di tecnici (partners, resellers, engineers, etc..) in grado di amministrare sistemi Windows. Chi esce da Microsoft, prima o poi dovrà rivolgersi ad esterni (consulenti) per realizzare le stesse cose che era in grado di fare con Windows. Consulenti che spesso non hanno una qualifica precisa: non esistono certificazioni di un certo spessore per chi opera con Unix.
E Sun cosa fa? Sta a guardare, mi sembra. Anche Sun propone delle certificazioni, ma che popolarità hanno? Quindi Microsoft costa, ma propone delle soluzioni gestibili in meno tempo e senza l'ausilio di esterni. Trovare degli esterni, poterli confrontare, essere sicuri del loro supporto in futuro e pagarli meno di una soluzione Microsoft-based è un problema che l'amministrazione pubblica non è in grado di affrontare. Nel mio caso ho dovuto assumermi personalmente la responsabilità di utilizzare strumenti non-Microsoft, spesso non marcati "stable", garantendo che avrei dato tutto il supporto e la documentazione necessari ("..ma se domani un TIR ti travolge?.."). In secondo luogo, se, come nel mio caso, il sistema operativo Windows viene utilizzato come base per altri applicativi oltre a Word (ie: Sistemi di cattura e manipolazione video) il software è solo e unicamente per Windows o MacOS (dear Adobe, what now?), idem dicasi per i drivers.
Posso citare altre aree di impiego in cui Windows (e addirittura non tutti i Windows) sono necessari per poter ottenere risultati decenti o hanno una maggior scelta di prodotti per ottenere un risultato. Visto il modo barbaro che hanno la PA e il governo italiano di gestire le questioni riguardanti l'informatica, spero soltanto che nel caso la lettera aperta venga presa in considerazione, non si passi dalla padella nella brace ("No, signora, oggi niente pensioni, stiamo ricompilando il kernel").


 

22. Risparmiare costa.
Giorgio Griffini, analista informatica , Vigevano (PV) - 31.10.00

Pur comprendendo le ragioni profonde, mi trovo in difficoltà a supportare una lettera d'intenti che, nonostante quanto affermato dall'intervento di Manlio Cammarata mi sembra, purtroppo, una ennesima crociata contro la Microsoft. Per carità, in taluni casi Microsoft può non essere stata particolarmente cristallina nelle sue politiche commerciali ma ciò non mi sembra possa giustificare la specificità dell'intervento verso tale società se si assume che il 'focus' è quello dei costi e non altro.
Infatti, se di costi della informatizzazione della PA vogliamo parlare, allora il software di produttività individuale è solo uno dei possibili comparti su cui si può e/o si deve intervenire. Quando si parla di grandi numeri però i meccanismi per fare economia di scala sono sempre gli stessi (analisi costi/benefici,gare etc.) e bisognerebbe applicarli.
Purtroppo temo che nella PA non ci sia invero una particolare cultura nel gestire gli asset informatici che presupporrebbe ad esempio la standardizzazione delle stazioni di lavoro, gare di acquisizione su grandi numeri sia per l'hardware che per il software (compresi gli oneri di aggiornamento e manutenzione con interlocutori credibili, cose difficili da riscontrare, nel caso del software, con soluzioni prettamente gratuite), analisi dei costi di manutenzione e di costi/benefici di upgrade hardware e software e degli skills. Se affrontata nei termini corretti e se l'obiettivo è davvero il contenimento dei costi, non c'è nuova feature hardware o software, per quanto carina o attraente possa sembrare, che possa spostare in maniera rilevante la valutazione dell'esigenza o meno di procedere ad un aggiornamento una volta che se ne conosce il rapporto costi/benefici. Questo vale per il software di produttività individuale ma anche per il software di infrastruttura, per l'hardware, e buon ultimo il software verticale per le varie tipologie di PA (ASL, Comuni. etc..) su cui credo invece ci sia la maggiore dispersione di risorse.


 

21. C'è anche un problema di anti-trust
Rosario Peluso, borsista INFN, Università di Napoli - 27.10.00

Purtroppo non solo la PA soffre del `"problema Microsoft''. Anche se in termini decisamente minori molte attività di ricerca (almeno nel contesto in cui mi muovo) sono "inchiodate'' dall'ingombrante presenza di Windows... Fortunatamente la situazione non è così drammatica come in altri campi della società italiana anche perché almeno nell'ambito universitario la conoscenza (e la modalità di affrontare) certi problemi è diversa rispetto ad ambiti per così dire "aziendali''. Bisogna inoltre dire che anche le differenti problematiche (la necessità, per esempio, di dover far girare un programma per ore se non per giorni senza interruzioni pena la perdita di mesi di duro lavoro) hanno comunque indirizzato la caratterizzazione informatica di una facoltà quale quella di Fisica verso orizzonti e percorsi diversi da Microsoft.
Purtroppo nell'ultimo periodo c'è stato un a volte violento retromarcia su alcuni argomenti. Questo per problemi legati più che altro a motivi di compatibilità varie... Cito l'esempio del mio caso specifico... Nel laboratorio in cui lavoro ci si è visti costretti ad utilizzare prodotti Microsoft non tanto per la loro qualità (a volte drammatica) ma perché non se ne poteva fare a meno: alcuni componenti hardware sono prodotti e commercializzati in modo da poter essere utilizzati esclusivamente su piattaforma Microsoft !!! In un caso come questo più che l'utente a decidere sia stata la casa produttrice di software e/o di hardware... Tali problemi, però, più che a coinvolgere un progetto di legge per l'utilizzo dell'Open Source nell'alfabetizzazione informatica della società italiana credo che riguardi la possibilità di denunce ed esposti agli appositi organi di controllo dell'anti-trust...


 

20. Progettare sin da adesso piani di migrazione
Luigi Leopaldi, esperto informatico C1, Ministero della Giustizia, CISIA di Napoli- 27.10.00

Sono pienamente d'accordo con quanto riportato nella lettera.
Ho dei grossi dubbi, però, sull'applicabilità della proposta. Sono un sistemista e per esperienza posso dire che ogni cambiamento, anche piccolo, ha un impatto notevole nella pubblica amministrazione. Con questo non voglio giustificare questo stato di fatto, ma addirittura constatare che la situazione è drammatica!
E poi l'informatizzazione della PA è un fatto recente iniziato ufficialmente con l'istituzione della AIPA. Perciò la compatibilità di pacchetti office (almeno per l'importazione e l'esportazione di documenti)  diversi da quelli della Microsoft deve essere sicura. Bisognerebbe progettare sin da adesso dei piani di migrazione in altri ambienti e così con tutti gli ambienti.
Perché non proporre di installare su ogni macchina almeno due sistemi operativi con le relative applicazioni office, considerato che l'alternativa è gratuita.
Sono d'accordo che ciò significa un maggior impegno di risorse, ma almeno non ci consegniamo interamente alla Microsoft!


 

19. Dissento...
Roberto Micarelli, programmatore Open Source - 26.10.00

Dissento con chi sostiene che Windows sia facile da usare. La mia fidanzata si è alfabetizzata utilizzando Linux; quando ha usato per la prima volta Windows non capiva nulla.
Alcune distribuzioni Linux sono più facili da installare di Windows.
Dissento inoltre con chi sostiene che Windows abbia introdotto una standardizzazione. In realtà i tecnici di Redmond non fanno altro che copiare (o comprare) e modificare. Microsoft è contro gli standard ed è contro tutto ciò il cui nome non inizi con 'M' (talvolta le suddette modifiche consistono semplicemente nell'aggiunta di una M davanti al nome originale della tecnologia adottata).
Domanda: perché non producono una suite office portabile su Unix?
Risposta: perché perderebbero il controllo 'verticale' dei sistemi e non potrebbero più usare l'utenza per monopolizzare i mercati tecnologici.
E voi utenti, perché state al loro gioco?


 

18. InterLex predica bene e razzola male?
Manlio Cammarata, InterLex - 25.10.00

Sono giunti diversi messaggi nei quali si rileva che questa rivista è realizzata con un programma Microsoft, FrontPage. In qualche caso le osservazioni sono espresse col tono ironico e saccente di chi crede di essere depositario della Verità.
Sono comunque interventi fuori luogo: qui stiamo discutendo di come la pubblica amministrazione spende i nostri soldi e di come si potrebbero ottenere migliori risultati spendendo meno, non delle scelte dei privati.
Nel nostro caso, FrontPage è stato adottato sulla base di un attento calcolo di costi e benefici, in relazione a uno specifico impiego. In altre situazioni si potrebbero fare scelte diverse.
Ma tre punti devono essere chiari:
a) questa non è una "crociata" contro Microsoft;
b) l'open source non è una panacea, ma solo una scelta, che deve essere fatta valutando gli aspetti positivi e negativi;
c) nessuno ha il diritto di prendere in giro chi la pensa in modo diverso.


 

17. Ci riferivamo alla versione per Windows...
Giancarlo Fornari, dirigente pubblico, Roma - 25.10.00

Si può condividere in buona parte l'intervento di Massimo Moretti sull'utilizzo di Linux e sui conseguenti investimenti da compiere sul piano della formazione, però è doverosa una precisazione: quando nella nostra lettera abbiamo parlato di "Star Office" come di un pacchetto gratuito da introdurre al più presto nelle pubbliche amministrazioni ci riferivamo alla versione per Windows, il cui uso non comporterebbe alcuna difficoltà pratica per i nostri operatori, e non a quella per Linux.
Quello di Linux è un discorso più ampio che si colloca in una dimensione forse meno immediata ma ancora più importante (come dimostrano gli interessanti contributi, ultimo quello di Marco Molteni, pervenuti al Forum). Purtroppo tutti gli sforzi che alcuni di noi, anche con l'autorevole collaborazione del prof. Meo, hanno fatto per poter inserire nel piano governativo di azione per la società dell''informazione un punto relativo allo sviluppo dell'open software e a Linux nella PA e nelle scuole sono stati, almeno finora, del tutto inutili.
L'augurio è che iniziative come questa possano servire a modificare questa situazione.


16. Quali sono le prospettive per i prossimi anni? 
Andrea Celli, Istituto Applicazioni del Calcolo, CNR, Roma - 25.10.00

Vorrei mettere in rilievo come l'Italia, che non ha più una propria grande industria informatica, sia  condannata ad una posizione di vassallaggio nei confronti dei grandi produttori software multinazionali. Posizione che ha pesanti ricadute negative sia dirette (costo delle licenze) che indirette (perdita di know-how) sulla bilancia dei pagamenti.
Tale posizione non può certo essere modificata in breve arco di tempo e senza investimenti colossali se ci si costringe nell'ambito del software proprietario.
Ben diversa è la situazione se si punta ad uno sviluppo italiano nell'ambito dell' "open source". 
Qui i distacchi sono colmabili molto più facilmente perché si può accedere direttamente alle informazioni chiave.
D'altra parte i margini di guadagno sono più "limitati". Ma è meglio che tante piccole imprese italiane guadagnino poco (distribuzione, personalizzazione e assistenza) o che delle multinazionali guadagnino tantissimo con licenze capestro?
Quale è il deficit della nostra bilancia commerciale nel settore del software?
Quali sono le prospettive per i prossimi anni? 

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15. Di Microsoft neanche l'ombra
Marco Molteni, dottore in informatica, reti TCP/IP, computer security, sistemi operativi Unix - 24.10.00

Ho appena passato un anno negli Stati Uniti presso SRI International, l'ex istituto di ricerca dell'Università di Stanford che, nel lontano 1969, è stato il secondo nodo di Internet (a quei tempi si chiamava ARPANET). A poche decine di miglia vi è l'Università di Berkeley, dove
è nato il sistema operativo BSD, che ha dato a Unix e a molti altri lo stack TCP/IP e l'interfaccia di programmazione tramite socket, ora universalmente utilizzata per scrivere programmi che utilizzano
Internet. 
Ho lavorato su diversi progetti, anche per DARPA, l'agenzia per la ricerca del Dipartimento della Difesa USA. Ho sempre usato FreeBSD e Linux. Di Microsoft neanche l'ombra.


14. Costi di aggiornamento e livello culturale informatico
Massimo Moretti, webmaster, Bologna - 24.10.00

L'ambiente operativo principe per ciò che riguarda l'open source è senza dubbio Linux. Stiamo quindi parlando di un sistema Unix che dovrebbe essere messo in mano a impiegati e dipendenti dei vari ministeri che non hanno mai avuto a che fare con computers che non utilizzino interfaccia grafica. È pur vero che i vari Gnome, Sdk ecc. rendono Linux molto simile(graficamente parlando) all'ambiente Microsoft, ma una pur minima conoscenza di Unix è necessaria.
Gli impiegati e/o dipendenti statali non avranno certo a che fare con l'installazione e configurazione del sistema, ma è anche vero che non avranno le motivazioni e la voglia che hanno portato molti di noi al cambio di piattaforma. 
Questo mi porta a due conclusioni:
- da un lato non sarebbe così immediato e poco costoso il passaggio a Linux e a Star Office. Pensate ai corsi di aggiornamento, agli esperti che comunque dovranno essere presi per risolvere i problemi nei vari uffici (causati dagli stessi dipendenti, non certo dal sistema
operativo...)
- d'altra parte però questa operazione accrescerebbe notevolmente il livello culturale informatico dell'utente medio; cosa sulla quale magari un po' di soldini da investire non farebbero che bene...


13. Istituire una commissione parlamentare
(Romano Romano, System & Network Administrator, Net #1 ISP - 24.10.00

E' ormai obiettivamente innegabile che il modello Open Source si sia dimostrato nettamente superiore a quello chiuso, non solo per questioni di tasca ma anche e soprattutto per le garanzie di affidabilità e sicurezza che offre.
Il Governo sarà anche a zero come cultura informatica, ma non è semplicemente ammissibile che si disinteressi totalmente di un problema concreto come l'utilizzo di una tecnologia che sappia garantire le elementari e necessarie basi di indipendenza da chiunque, specie nei settori critici come la pubblica amministrazione.
Quindi ben vengano Linux, i vari *BSD e compagnia bella, in relazione ai quali non si è mai sentito parlare di NSA backdoor e amenità del genere.
Un'indagine non basta, a mio parere sarebbe anche necessaria l'istituzione di una Commissione Parlamentare, magari composta da esperti e non solo da burocrati.


12. Una campagna elettorale incombe...
Luigi Fazzo, avvocato, Milano - 23.10.00

Mi sembra che nel merito della questione l'intervento di ALCEI, pubblicato sulla rivista, sia la risposta più precisa ed esauriente. Il problema è COME poter sperare di sollevare il problema a un livello tale da incidere sulle soluzioni che verranno adottate dall'amministrazione. Secondo me, la lettera va indirizzata non solo agli organi di governo (a proposito, perché non inserire tra i destinatari il Presidente del Consiglio e quello della Repubblica?) ma anche a tutti i partiti politici. Una campagna elettorale incombe, e il tema potrebbe interessare qualcuno.


11. La compatibilità "all'indietro" di Office
Stefano Silvestrini, Responsabile CED, Bassano del Grappa (VI) - 23.10.00

Pur condividendo sostanzialmente le ragioni della lettera aperta da Voi pubblicata, faccio notare una inesattezza contenuta nella lettera stessa:
"Ne deriva che se un qualunque ministero che ha acquistato i prodotti Office della serie 2000 trasmette per posta elettronica o tramite floppy disk un documento elaborato con questa versione a un altro Ministero che utilizza ancora i prodotti Office della serie precedente, quest'ultimo non sarà 
in grado di leggerlo" 
In linea di massima è vero che i file generati con una certa versione di Office non sono leggibili dagli applicativi della versione precedente. Nella fattispecie si deve però notare che:
1. tra Office 2000 (oggetto dell'esempio) e il precedente Office 97 il problema è limitato all'applicativo Access. I file generati con i programmi Word 2000, Excel 2000 e PowerPoint 2000 hanno *esattamente* lo stesso formato dei corrispondenti programmi in versione 97 (il che comunque dimostra l'assoluta inutilità dell'upgrade...);
2. esistono delle possibilità di trasmissione "all'indietro" attraverso dei formati standard (ad esempio il formato RTF per i documenti Word o i formati CSV e DIF per i file Excel);
3. il problema del formato dei file nel suo complesso non è comunque legatoai soli prodotti Microsoft (anche se è reso drammatico dalla politica commerciale della MS stessa, così come affermato nella lettera).


10. Questa iniziativa è una perdita di tempo
Alessandro Carini - 22.10.00

Sono certo che comunque questa iniziativa è una perdita di tempo. Il tasso di analfabetismo informatico fra i nostri ministri è elevatissimo e, anche qualora vi fosse un barlume di conoscenza questa verrebbe usata per squallidi fini di partito e non per fini sociali (TOC TOC, sono Emma Bonino ...).
Vorrei sapere se esiste un progetto di raccolta firme come da "consuetudini di partito" da eseguirsi tramite mezzi alla portata del cervello dei nostri politici (carta, penna e banchetti o gazebo) e se esiste già qualche movimenti politico che si è interessato in maniera corretta della questione.


9. I vantaggi economici per la scuola
Flavio Filini, insegnante - 22.10.00

E' vero che la diffusione dei programmi Microsoft dipende dalla capacità di questa azienda di fornire uno standard di cui molti sentono il bisogno, ma come dimenticare il potere - anche contrattuale - della P.A., magari a livello europeo nel creare uno standard. Cito, a titolo di esempio, il caso dello standard imposto dal Governo USA, tuttora fondamentale.
Vero anche che la struttura e la semplicità di installazione del software gratuito non è ancora paragonabile ai migliori programmi, ma i costi dell'installazione e manutenzione, hanno comunque una ricaduta diretta sull'economia locale in termini di occupazione e crescita delle conoscenze della forza lavoro, al contrario delle licenze pagate ad una società estera come la Microsoft.
La situazione tipica in cui l'adozione di programmi open source potrebbe portare grandi vantaggi, anche economici, è la scuola. I costi per dotare una scuola con 100-150 PC dei programmi Microsoft compenserebbe ampiamente incentivi e corsi per il personale e gli studenti che si impegnassero ad installare e mantenere i programmi gratuiti.


8. Gli "standard" non documentati
Michele Debandi, libero professionista e laureando in ingegneria al Politecnico di Torino - 22.10.00

Ritengo che il problema non sia tanto quello di discutere tra programmi proprietari, gratuiti
o liberi, quanto l'utilizzo di formati di interscambio dati bloccati da una applicazione proprietaria.
Per fare un esempio banale, se io utilizzo ad esempio Photoshop su Mac per elaborare una immagine e la salvo nel formato tiff, che è perfettamente documentato, non impedisco ad un'altra persona di vedere l'immagine utilizzando GIMP sotto unix o Photopaint sotto Win32.
Certo qualcuno afferma che con i prodotti della nota casa di Redmond si è arrivati ad uno standard, ma il problema è che lo standard non è pubblicato da nessuna parte e tende a cambiare ogni qualche anno, senza contare alcune cosette che si scoprono lavorando in un ambiente misto Mac/Win32.
Che poi esistano standard de facto, magari sospinti da una azienda in particolare è un problema trascurabile, anche perchè spesso dopo qualche tempo questi standard divengono anche de jure (IEEE 488 è il primo che mi viene in mente).


7. Il problema degli studenti
Pino Contini, ingegnere informatico, Matera - 21.10.00

Aderisco pienamente alla iniziativa. Il problema e' ancora più forte nelle università e nella scuola in generale dove questa assoluta dipendenza verso i prodotto commerciali costringe tutti gli studenti a spendere denaro in sw che sono spesso di scarsa qualita tecnico-scientifica, che potrebbero eccellentemente sostituiti con altri Free.
Oppure si vuole che tutti gli studenti facciano i pirati informatici ?
In questo senso segnalo una campagna di obiezione del software nelle universiàa avviata gia da qualche mese su http://www.kyuzz.org/freaknet/docs/obiezione.htm

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6. Open source significa anche più sicurezza
Roberto Scognamillo, impiegato,Verona - 20-10-00

Vorrei sottolineare un aspetto che troppo spesso viene messo in secondo piano: la sicurezza nazionale!
La suite di produttività individuale StarOffice, messa gratuitamente a disposizione di tutti anche per uso commerciale dalla Sun, esiste anche in versione Windows e quindi potrebbe essere usata anche da coloro che volessero continuare ad usare quel sistema operativo; ma l'urgenza di passare a sistemi operativi Open Source (non c'è solo Linux, ci sono anche FreeBSD ed OpenBSD tra gli altri) è dettata dal fatto che bisogna essere certi che il codice non contenga maliziose backdoors che consentano ad esperti di compiere incursioni sugli hard disk e tra i file dei PC degli enti di Stato. Solo un sistema operativo le cui linee di codice sorgente siano sotto gli occhi di decine di migliaia di programmatori esperti sparsi per il mondo può garantire la sicurezza necessaria.
Vorrei aggiungere che questo tipo di problema si sta aggravando in quanto alcuni programmi software cosiddetti free sono dei veri e propri spyware: vedere Punto Informatico
A questo punto bisogna incominciare a pensare che tutto il software usato nella Pubblica Amministrazione debba essere rigorosamente accompagnato dal codice sorgente ovvero che sia software nato, sviluppato e mantenuto secondo gli schemi dell'Open Source.
Inoltre non vorrei fare polemiche con il sig. Cotreneo ma non capisco a quali standard si riferisce. Per un singolo programmatore o per una piccola software house è molto più economico utilizzare gli strumenti Open Source (ce ne sono a bizzeffe) per confezionare un sistema su misura per i propri clienti piuttosto che pagare fior di quattrini per dover ricorre ai sistemi proprietari.
è di pochi giorni fa il meeting dell'ESA (l'Ente Spaziale Europeo) per valutare la possibilità di utilizzare nel campo della ricerca spaziale il Free Software. Pur tra pareri contrastanti i partecipanti sono stati tutti concordi nell'affermare (cito a memoria) "..solo l'ambiente open source, comunque, può abbassare i costi di accesso e di sviluppo della ricerca".


5. E' importante evitare il condizionamento da interessi privati
Andrea Monti, avvocato - 20.10.00

Salve,
ridurre la tematica dell'Open Source ad uno scontro fra sistemi operativi o applicazioni è un rischio da evitare. Come è da evitare di concentrarsi soltanto sui pur importanti aspetti economici. Pur di 
non perdere il controllo, una società - qualsiasi società - potrebbe decidere di "regalare" il software alle PA o di farlo pagare una somma irrisoria. Contitnuando così a mantenere il ferreo controllo del quale già gode.
Il tema - come evidenziammo nella relazione di ALCEI presentata al Forum per la società dell'informazione - è molto più ampio e riguarda una domanda basilare: possiamo permettere che le 
infrastrutture dello Stato e la formazione delle persone (dalle elementari ai master postuniversitari) siano condizionate da interessi privati (quali che siano?)

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4. La pigrizia mentale è un costo insostenibile
Carlo Piana, avvocato - 19.10.00

Sottoscrivo in pieno, sia a titolo personale, che a titolo di membro della IACT-Italia e sostenitore di Opensource, sia come legale della IACT Italia nella causa antitrust contro Microsoft avanti l'Autorità Italiana. 
Finalmente qualcuno segue una strada che avviammo anni fa con alcuni amici sensibili alle problematiche dell'apertura delle piattaforme e della tutela dai monopoli nelle infrastrutture fondamentali della società, tra i quali le risorse informatiche sono le principali. 
Sono d'accordo sulla possibilità di usufruire di risorse alternative, tra l'altro a costo assai inferiore per la collettività.
Esistono altre soluzioni, alcune delle quali addirittura gratuite, che consentono di rimpiazzare prodotti commerciali che pretendono di essere i leader di mercato, come ad esempio il diffusissimo Eudora per la posta elettronica, o Netscape Communicator, che integra browser, client di posta, client di newsgroup, editor di pagine web (entrambi tra l'altro si ritiene offrano maggiore sicurezza rispetto ai concorrenti nei rispettivi campi). 
Le soluzioni esistono, la pigrizia mentale è un costo insostenibile per la nostra amministrazione, la concorrenza fortifica anche gli ex monopolisti.


3. Sta vincendo Microsoft come linguaggio standard 
Franco Cotroneo - ASM Settimo Torinese - Settore servizi informatici - Torino - 19.10.00

Se l'unico problema fosse il puro costo del software di base si utilizzerebbero in maniera crescente Linux, Star Office, Apache ed altri programmi 'apparentemente' gratuiti, senza bisogno di speciali inviti.
Ma il problema non è questo.
Microsoft ha stabilito il monopolio non in forza di una irresistibile organizzazione in grado di imporre coercitivamente i propri prodotti, o per speciali virtù di marketing o per diaboliche trame ai danni dei concorrenti, ma perchè soddisfa un'essenziale esigenza che oggi ha il mercato: l'assoluto bisogno di standard.
La Microsoft è riuscita, per varie ragioni, a determinare uno standard che si è imposto sul mercato in maniera ormai globale. L'affermazione di uno standard tra i software di base, particolarmente se orientato alla semplicità d'uso, riduce drasticamente il costo totale di possesso dei sistemi informatici e di realizzazione del software applicativo, protegge gli investimenti, accellera le innovazioni, consente l'interoperabilità tra le applicazioni, riduce al minimo i tempi di realizzazione e di avvio dei sistemi informatici, e così via. 
Con l'estendersi dell'importanza di Internet diventa vitale l'esigenza di avere accesso a basso costo e con varie periferiche ai dati ovunque si trovino sulla rete, di avere applicazioni in grado di parlare fra di loro e di accedere a questi dati senza preoccuparsi del loro formato, di avere in pratica uno standard definito e accettato dal mercato. 
Oggi Microsoft Windows, Office, Explorer e in generale le applicazioni per Windows hanno di fatto affermato uno standard e nessuno vuole tornare indietro alla babele che ha regnato fino ad oggi.
In un mondo sempre più interconnesso, tanto da configurarsi come villaggio globale, la spinta alla standardizzazione è inarrestabile e chi si afferma vince. Ha vinto l'inglese come lingua universale per far comunicare tutti gli uomini ovunque si trovino, sta vincendo Microsoft come linguaggio standard per far comunicare e cooperare gli elaboratori ovunque situati. 
Ogni tentativo di soluzione del problema del monopolio Microsoft che non sia in grado di fornire e garantire indiscussi standard al mercato è non solo potenzialmente dannoso per la diffusione e lo sviluppo delle infrastrutture informatiche, ma è con alta probabilità destinato a fallire.
Per risolvere il problema bisogna agire sul piano politico, sulle regole, trasformando gli standard di mercato in standard pubblici e formalmente approvati, come di fatto sta già avvenendo per la diffusione delle tecnologie internet (in particolare l'XML e le sue applicazioni, che promettono un linguaggio standard per i dati, i formati, la comunicazione tra elaboratori e tra questi e gli utenti).


2. Open source in Europa
Carlo Daffara, European Working Group on Free Software - 19.10.00

Oltre ad aderire alla lettera aperta, vorrei segnalare tutta una serie di iniziative sia di governi europei (in primis Francia e Germania) che si muovono nella stessa direzione, e la creazione all'interno della CE di un gruppo di studio che sta proponendo l'adozione di software open source per l'attivita' giornaliera dei direttorati; oltre a questo, la CE ha creato una serie di linee di finanziamento specifiche per l'open source all'interno del piano IST. Le sarei veramente grato se potesse segnalare anche queste iniziative comunitarie nel suo ottimo sito, visto che tali informazioni sono state completamente ignorate dalla stampa.


1. Una norma drastica e semplice
Enrico Maccarone, notaio, componente della Commissione AIPA per la firma digitale - 18.10.00

Sono perfettamente d'accordo con la lodevole iniziativa, che sottoscrivo in pieno.
Personalmente già da tempo dedico molta attenzione al mondo Linux e nei limiti del possibile (purtroppo le incertezze e le incompatibilità non sono sempre facilmente superabili) ho già avviato una timida ma allo stesso tempo inarrestabile migrazione verso quella realtà, installando presso il mio studio professionale prodotti Open Source che nulla o ben poco hanno a che invidiare ai prodotti Microsoft: grazie ad una intranet da me realizzata con Linux-Apache ed a prodotti del calibro di StarOffice ritengo di poter realizzare nel mio piccolo un risparmio di almeno un paio di milioni l'anno in software di base e aggiornamenti vari. E se questo è il risparmio realizzabile da un singolo professionista, figuriamoci il risparmio che potrebbe essere realizzato dalla PA.
Lodevole, sotto questo aspetto, è la scelta fatta a inizio 2000 da parte del governo cinese di adottare Linux come sistema operativo nazionale. Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che i prodotti Microsoft vengono utilizzati mediamente al 10 o 15% i conti son presto fatti.
Potrebbe chiedersi al Governo l'emanazione di una norma drastica e semplice basata sul seguente principio: la PA non può provvedersi di software commerciale se di esso esiste un omologo in ambiente freeware o di pubblico dominio; l'acquisto di software commerciale deve essere giustificato da ragionevoli motivi ed autorizzato di volta in volta.