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 Il diritto di accesso

Il Palazzo non è di vetro
di Manlio Cammarata (Dall'articolo pubblicato sul n. 135 di MCmcrocomputer - dicembre 1993)

Le strutture informatiche del Senato e della Camera dei Deputati contengono tutte le informazioni sull'attività parlamentare. Potrebbero essere un importante strumento di democrazia, ma in realtà la trasparenza è molto scarsa. Perché?

"Il Senato approva... la Camera approva". I grandi tabelloni elettronici che riassumono i risultati delle votazioni parlamentari sono ormai conosciuti da tutti gli italiani. E nelle cronache televisive molti hanno notato diversi parlamentari, incuranti di quello che si svolge nell'aula, attaccati al telefonino o intenti a digitare su un notebook aperto sul banco.
Una sera, guardando un TG, mi è venuto un dubbio: quel deputato che lavora con il computerino portatile, è così impegnato con la sua informatica personale che non ha il tempo di occuparsi di quella che interessa tutti noi cittadini? Perché, se nel Parlamento siedono persone che conoscono la materia, non vengono emanate le leggi che aspettiamo da anni, sulle banche dati e sui crimini informatici? Perché le recenti norme sulla protezione del software sono state fatte così male?
Il tarlo del dubbio, una volta entrato, continua a rodere: ma l'informatica del Palazzo è solo un tabellone elettronico, o c'è qualcosa di più? Poi, un giorno, arriva una notizia interessante: alla Camera dei Deputati è stato installato un sistema che presenta in rete i resoconti solo due o tre ore dopo la conclusione degli interventi. Dunque c'è una rete, c'è un sistema informativo. Non resta che andare a vedere.
La prima sorpresa è che non c'è "un" sistema informativo del Parlamento. A ciascuno il suo cervellone, uno alla Camera e uno al Senato. Due sistemi, due strutture tecniche, due direttori, a poche centinaia di metri di distanza. Dunque doppio lavoro anche per il cronista, che deve visitare due CED, intervistare due personaggi...
In compenso l'ambiente è di alto livello e l'accoglienza è cordiale. Negli antichi palazzi al centro di Roma si respira un'aria antica. Parquet tirati a lucido, mogani, tappezzerie, commessi dall'aria nobile e austera. Qui, forse, hanno tessuto le loro trame gli alti prelati della Roma papalina, qui hanno lavorato gli amministratori piemontesi quando la città è diventata capitale d'Italia. E stonano i terminali appoggiati sulle scrivanie di legno, mentre il ronzio delle stampanti laser disturba l'atmosfera ovattata delle antiche stanze. Ma la realtà è questa: anche dove la tradizione è custodita più gelosamente, dove le regole di un tempo sono seguite quasi con devozione, la tecnologia si fa strada. Non se ne può fare a meno. La domanda è se viene utilizzata in maniera efficace.

Compiti divisi

I sistemi informativi parlamentari sono nati nella seconda metà degli anni '70, naturalmente con i compiti che allora venivano affidati ai computer: gestione contabile, raccolta di dati di tipo amministrativo. È stato necessario attendere una decina di anni perché si affermasse un utilizzo anche per l'attività parlamentare in senso stretto, e si costituissero le prime banche di dati utili per la funzione legislativa e di controllo del Governo che la Costituzione assegna alle Camere.
Tuttavia la presenza di due sistemi simili non ha portato a doppioni di banche dati e procedure. I compiti sono stati divisi: al Senato tutto quello che riguarda l'attività legislativa, alla Camera dei Deputati l'attività di "sindacato e controllo", cioè la documentazione relativa a interpellanze, interrogazioni e mozioni. All'inizio i due CED dialogavano attraverso normali collegamenti via cavo, ma dal 1984 sono stati posti in "Cross Domain". Questo significa che i terminali di un CED possono accedere direttamente all'altro. Naturalmente ogni centro mantiene la propria autonomia per la struttura di sua competenza, per quanto riguarda la gestione amministrativa, e vi sono anche alcune differenze per procedure simili, che però riguardano soprattutto le singole strutture. E ognuno sviluppa all'interno il proprio software.
L'architettura dei due sistemi è praticamente identica, rigidamente centralizzata: due mainframe IBM della serie ES/9000 con alcune centinaia di terminali non intelligenti, secondo l'impostazione tradizionale. Anche i numerosi PC, quando sono collegati agli elaboratori centrali, funzionano in emulazione IBM 3270, quindi con interfaccia a carattere e senza nessuna possibilità di elaborazione locale. Inutile dire che le procedure sono quelle tipiche dell'ambiente mainframe IBM (Sistema operativo MVS/ESA, monitor TP CICS, DB2 ecc.), con in prima linea il linguaggio di interrogazione delle banche dati STAIRS (STorage And Information Retrieval System). Si tratta di un prodotto di vecchia concezione, pensato ai tempi dell'informatica in camice bianco, che richiede un addestramento piuttosto lungo e comunque non offre la facilità e la rapidità di interrogazione dei moderni sistemi basati sulla grafica interattiva. D'altra parte le banche dati sono state costituite proprio sulla base di STAIRS, i terminali sono di tipo "stupido" e privi di capacità grafiche, quindi non appare a portata di mano l'introduzione di un'interfaccia più amichevole.
L'utenza è piuttosto articolata: prima di tutto i due uffici per le informazioni parlamentari, i servizi studi, le commissioni, i gruppi e così via, infine una serie di utenti esterni istituzionali, collegati tramite linee dedicate o Itapac: ISTAT, Istituto Poligrafico dello Stato, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica, Corte dei Conti, Guardia di Finanza; sono collegati anche alcuni ministeri e un piccolo numero di regioni. Quest'ultimo dato è strano, perché tutti i ministeri e tutte le regioni dovrebbero essere interessati all'attività del Parlamento, ma bisogna tener presente che per tutto quanto riguarda la legislazione sono attivi molti collegamenti con il CED della Corte di Cassazione. Il disinteresse per l'attività parlamentare da parte di istituzioni di tale importanza è comunque singolare.
In ogni caso, chiunque può chiedere un collegamento alle banche dati della Camera e del Senato, purché ci siano linee disponibili, chiedendo le autorizzazioni ai rispettivi Segretariati Generali. Ne parliamo più avanti.

Archivi e procedure

Abbiamo visto che i compiti dei due CED sono divisi: al Senato i dati sull'attività legislativa, alla Camera gli atti non legislativi, con il sistema di accesso incrociato che mette in comune le rispettive procedure.
Al Senato troviamo quindi tutte le informazioni relative alla formazione delle leggi. La banca dati fino a oggi più importante è appunto un sistema di archivi denominato Iter Legis, che contiene tutte le informazioni che servono a identificare un disegno di legge e a seguirne il percorso, sia all'interno delle commissioni parlamentari, sia in aula. Tutti i passaggi sono registrati, divisi secondo le "fasi procedurali". L'input dei dati viene svolto da un'apposita struttura, che estrae le informazioni significative dagli atti ufficiali (resoconti sommari delle commissioni, resoconti stenografici delle assemblee) indicizzandoli secondo una procedura comune a tutti gli archivi. Nella prima parte di ogni documento così formato sono riportati i termini usati per la classificazione; in questo modo è facile la ricerca di tutti i documenti correlati, come altri disegni di legge sullo stesso argomento.
È particolarmente interessante la procedura che porta alla composizione del testo definitivo da mettere in linea: esso viene letteralmente "scritto" dal sistema, che parte dalle informazioni classificate e codificate per giungere automaticamente a una perfetta prosa in italiano, con rispetto della grammatica e della sintassi. Sembra un testo libero, ma in realtà è un documento strutturato come un record; il principale vantaggio è dato dall'uniformità dei termini e delle espressioni nelle diverse banche dati, con l'evidente maggiore semplicità delle ricerche "full-text".
L'elemento fondamentale dell'archiviazione e della ricerca è quindi un "thesaurus" dei termini e delle loro correlazioni. Si chiama TESEO (TEsauro SEnato per l'Organizzazione dei documenti parlamentari). TESEO è strutturato secondo diversi tipi di indici con struttura ad albero, basati sulla CDU (Classificazione Decimale Universale), usata in campo internazionale. Ci sono una lista alfabetica strutturata, una lista gerarchica, una lista strutturata CDU alfabetica, una lista alfabetica dei Top Term (descrittori radice) e un indice KWOC (Key Word Out of Contest, parola chiave fuori dal contesto), che elenca i singoli termini contenuti nei descrittori, normalmente composti da più parole. Comprende anche i sinonimi non classificati CDU, ed è quindi utile ai ricercatori alle prime armi.

Tutto in linea

Altre importanti banche dati del Senato sono le Informazioni su senatori e organi del Senato e Informazioni sui Governi, in pratica un'anagrafe articolata; l'archivio ATSE (Attività non legislativa senatori e membri di governo); l'archivio ATRE (Annunci per resoconto), che è un elenco degli annunci di documenti ricavato dai resoconti sommari delle sedute. Come sottoprodotto dell'elaborazione di questi archivi si ottengono, con una particolare procedura, le Schede dell'attività dei senatori e dei membri del Governo, una specie di implacabile diario automatico che segue giorno per giorno il lavoro di ogni componente del Senato e del Governo.
Gli archivi della Camera dei Deputati, come abbiamo visto, sono complementari a quelli del Senato. In pratica per l'utente interno non ci sono differenze tra gli uni e gli altri, grazie al collegamento incrociato dei due CED; la distinzione riguarda solo la struttura che elabora le informazioni. Tra gli archivi della Camera i più importanti sono: Informazioni Camera, che contiene notizie continuamente aggiornate sulle convocazioni e sull'andamento dei lavori dell'aula e delle commissioni; il Resoconto Sommario Telematico, che contiene il testo prodotto nel corso delle sedute nella sua formulazione originale in "strisce", e ha come "allegati" i testi dei documenti di volta in volta esaminati; Attività dei deputati, divisa in due archivi, uno dei quali consente la ricerca su tutte le attività svolte alla Camera in ambito non legislativo; Atti di controllo e indirizzo politico, che consente la ricerca per materia, per autore, per gruppo parlamentare e così via, di tutti gli atti non legislativi (interrogazioni, interpellanze, mozioni ecc.) svolti sia alla Camera, sia al Senato.
La Banca Generale dei Testi (BGT) costituisce l'ultima e più importante innovazione del sistema informativo del Senato, perché fino ad ora tutte le banche dati parlamentari erano "di riferimento", presentavano cioè i riferimenti ai testi originali, che dovevano essere consultati nella tradizionale forma cartacea sulle pubblicazioni stampate dalle tipografie del Parlamento. È una realizzazione di grande interesse, soprattutto per il sistema di indicizzazione e ricerca, che scavalca molte difficoltà insite nel sistema STAIRS e consente un accesso "full text" da ogni terminale. La BGT è alimentata giorno per giorno dalla tipografia, che trasmette il prodotto della fotocomposizione. È stato studiato un intelligente sistema di elaborazione, che trasforma le indicazioni tipografiche sussidiarie (grassetto, sottolineatura ecc.) in indicazioni sulla struttura e sui contenuti, consentendo l'indicizzazione automatica di ogni documento su cinque livelli.
Tutti gli atti del Senato sono riportati nella BGT: resoconti sommari, resoconti stenografici e bollettini delle commissioni. La situazione della Camera dei Deputati è diversa, perché la banca generale dei testi, non ancora completamente in linea, è strutturata in maniera differente e mantiene STAIRS come linguaggio di interrogazione.
Comunque dall'insieme delle banche dati del Senato e della Camera è possibile risalire a qualsiasi informazione sull'attività del Parlamento, giorno per giorno: questo non è solo un ausilio importantissimo per l'attività dei parlamentari, ma è soprattutto un formidabile strumento potenziale di democrazia, perché rende possibile un controllo completo di tutto quello che avviene ufficialmente all'interno di uno dei più importanti Palazzi della Repubblica.
Va detto, infine, che le informazioni complete disponibili in linea partono, per ogni banca dati, dal momento in cui essa è stata attivata. La storia completa del Parlamento è quindi, in buona parte, ancora cartacea.

Voglia di trasparenza

L'insieme delle banche dati e delle procedure è senza dubbio ben studiato, anche se all'interno di una struttura informatica di vecchia concezione. L'informazione è completa, dettagliata e tempestiva, perché i dati sono disponibili in linea al più tardi dopo quarantotto ore dopo che sono stati prodotti, e il sistema di consultazione, anche se farraginoso per la maggior parte degli archivi, permette ricerche approfondite.
Il problema è vedere se e come queste possibilità possono essere sfruttate. E qui incominciano... le dolenti note. Secondo quello che è stato possibile capire dai funzionari della Camera e del Senato, veri campioni di riservatezza, l'utilizzo delle banche dati da parte dei parlamentari è meno esteso di quanto si potrebbe supporre. In teoria ogni deputato e ogni senatore possono mettersi davanti a un terminale e compiere liberamente qualsiasi ricerca. In realtà sembra che siano pochissimi quelli che lo fanno. Quando i gruppi parlamentari dispongono di personale addestrato, questo è incaricato delle ricerche, ma nella maggior parte dei casi il compito viene scaricato sui due servizi di informazioni parlamentari. Non c'è dubbio che in questo modo si possono avere molti dati ultili, ma manca il valore aggiunto di una ricerca compiuta direttamente dall'interessato, navigando nel mare delle informazioni disponibili. Chiunque abbia qualche pratica di information retrieval su grandi banche dati, sa quanto sia utile anche la ricerca pseudo-casuale, quella che si può fare trovandosi davanti a indici che prospettano percorsi alternativi, a correlazioni e scelte inizialmente non previste.
In parte questa "pigrizia" deriva dall'insufficiente diffusione della cultura informatica, ma certo non aiuta il sistema di ricerca, complesso e farraginoso, inadatto a un'utenza di non specialisti
Per quanto riguarda poi l'accesso del pubblico alle informazioni parlamentari, la situazione è ancora più deludente. La materia è regolata, per il Senato, da un decreto del Presidente della Repubblica, che prevede la possibilità di collegamento per una serie di categorie, dagli organi istituzionali ai privati cittadini "per finalità professionali o di studio". Le tariffe di abbonamento non sono elevate, al massimo due milioni l'anno per enti come banche o ordini professionali, mentre al privato è richiesto un milione e mezzo (un po' troppo, per "motivi di studio"). L'accesso alla Camera per ora è gratuito, ma il servizio è ancora in fase di avvio, e chi vuole consultare ambedue gli archivi deve presentare due istanze separate ai rispettivi Segretariati generali. L'accesso isolato, la consultazione saltuaria, non sono previsti, né sono allo studio soluzioni basate su sportelli automatici interattivi. Dunque il singolo cittadino che vuole un'informazione sull'attività delle Camere oggi non ha scelta, deve procurarsi e leggere gli atti parlamentari, con tutte le difficoltà di una ricerca su supporti cartacei, senza l'aiuto dell'informatica.
Se è vero che la democrazia deve essere fondata anche sulla trasparenza, non si può dire che il Parlamento italiano sia un modello di democrazia. Di chi è la responsabilità? Se ne parla nelle interviste che completano questo articolo. Dalle quali emerge, al di là delle risposte date dai due responsabili dei sistemi informativi, che c'è un grave ritardo nella concezione stessa dell'accesso dei cittadini ai dati della politica, e che nell'intero complesso della vita politica e sociale non c'è ancora un interesse diffuso a chiedere e a dare informazioni. La telematica popolare, già diffusa in altri paesi, da noi è ancora inesistente.
Per esempio, quando in Italia è stato varato il Videotel, è stata prospettata la possibilità di un accesso alle informazioni parlamentari attraverso questo mezzo, ma al varo è seguito subito il naufragio e il progetto è stato abbandonato. Oggi solo alcune pagine del Televideo Rai (350 e seguenti) contengono scarne informazioni sull'approvazione delle leggi più importanti. Ma è una soluzione del tutto insufficiente.
Nel riquadrato pubblicato in queste pagine si descrive a grandi linee la situazione negli USA; da noi non ci sono neanche vaghi progetti di questo tipo, e anche se ci fossero i progetti mancherebbero le infrastrutture telematiche per realizzarli. E la tanto decantata trasparenza dell'attività politica resta, con un triste gioco di parole, "sulla carta": il Palazzo non è di vetro.

La trasparenza negli USA: il diritto di sapere

In Italia si parla continuamente di "trasparenza" della politica, si fanno convegni, si emanano leggi, come la 142 e la 241 del '90, per lo più inapplicate o inapplicabili. Vediamo invece qual è la situazione in un paese di più consolidata democrazia: gli Stati Uniti (le informazioni che seguono sono tratte dalla relazione di Emilia Lamaro, "La documentazione dell'attività parlamentare attraverso gli archivi on-line bibliografici e legislativi", presentata al quinto congresso internazionale "Informatica e attività giuridica", organizzato dalla Corte Suprema di Cassazione nello scorso mese di maggio).
Il Primo Emendamento della Costituzione americana contiene l'affermazione del "Right to know", il diritto di sapere. Questo principio è stato ribadito nel 1967 con il "Freedom of Information Act" (legge sulla libertà di informazione), sulla base del quale l'università di Stanford ha elaborato il progetto "Government Documents Reference Aid" (aiuto alle ricerche sui documenti governativi). Questo progetto, riferisce Emilia Lamaro, ha lo scopo di mantenere e migliorare la qualità dei servizi di reference sui documenti governativi attraverso l'applicazione di un sistema esperto, che consenta agli utenti di consultare con linguaggio naturale i documenti prodotti da agenzie locali, federali, estere o internazionali, indipendentemente dall'argomento, dalla lingua o dal formato.
C'è inoltre un progetto denominato "Gov-Doc-L", nato all'interno dell'iniziativa "PACS-L" (Pubblic Access Computer System Discussion Forum), basato su un sistema di posta elettronica. Questa permette una conferenza telematica continua sui documenti ufficiali, sfruttando la rete BITNET. I costi sono più bassi di quelli delle normali conversazioni telefoniche e in più c'è la possibilità di stampare ogni comunicazione. L'obiettivo di Doc-Gov-L è condividere le risorse disponibili nei centri di documentazione collegati per conoscere e utilizzare ogni informazione riguardante la legislazione del Congresso e le decisioni delle agenzie federali comprese nelle pubblicazioni ufficiali... fornendo anche un forum dove poter discutere l'accesso alla documentazione governativa.
Tutto questo è nato ancora prima che l'amministrazione Clinton varasse il piano delle "autostrade telematiche" (ne parliamo più avanti su questo stesso numero, in Informatica e Professioni), che hanno anche lo scopo di migliorare i rapporti tra uffici governativi e cittadini.
Migliorare! Da noi in questo campo non c'è nulla da migliorare: bisogna partire da zero.

[INTERVISTA]
Beretta: arriveremo al cittadino

Il dottor Gianfranco Beretta è il capo del Servizio informatico della Camera dei Deputati. Un umanista che dirige una struttura tecnica può avere una visione molto ampia dei problemi che nascono dall'inserimento delle nuove tecnologie in un ambiente tradizionale come quello parlamentare. Ecco le sue opinioni.

Dottor Beretta, lei ha una formazione umanistica. Come mai si trova a dirigere un servizio informatico?

Tutti i funzionari del Parlamento hanno una formazione umanistica, perché l'apparato tradizionale della nostra amministrazione non conosceva funzioni tecniche, se non a livello subordinato. Solo una decina d'anni fa è nato un ruolo di funzionari direttivi tecnici, però non è ancora maturo. Fino a ora il Servizio informatica è sempre stato diretto da un funzionario del ruolo generale, io non sono che l'ultimo della serie.

Ma come si inserisce l'informatica in strutture come queste, in un ambiente così tradizionale, che sembra poco aperto all'innovazione?

Il nostro ambiente non è impermeabile all'esterno, perché siamo sottoposti alle sollecitazioni che provengono sia dal corpo politico, che periodicamente si rinnova, sia dalla società. Nelle ultime legislature il personale politico è tutt'altro che digiuno di informatica, spesso proviene da esperienze informatiche, e quindi è portatore di una domanda di informatica ben precisa. E poi, anche prescindendo dall'impulso politico, noi stessi siamo aperti verso il mondo esterno e le innovazioni. Non le adotteremo magari con la velocità di un'azienda produttiva, ma anche da noi queste cose attecchiscono. Anzi siamo stati abbastanza precoci nel processo di informatizzazione, perché abbiamo incominciato negli anni '70. Allora nel corpo dei funzionari di ruolo non c'erano professionalità tecnologiche, e i tecnici furono assunti dall'esterno. Così si è formato un primo nucleo, e dopo alcuni anni si è formato un ruolo particolare di funzionari. Il servizio è diretto da un funzionario del ruolo generale, ma tutti gli altri, a parte qualche unità di personale di segreteria, sono personale informatico: ingegneri, sistemisti, analisti, programmatori, operatori.

Ma qual è oggi il grado di efficacia dell'informatica nella gestione della Camera?

Il cammino dell'informatica alla Camera è stato abbastanza laborioso, perché inizialmente c'era la tendenza a considerare la struttura come un centro meccanografico. Si faceva il calcolo degli stipendi, non si accumulavano dati prodotti nel vivo del processo legislativo; in quegli anni non era una stranezza. Piano piano questa concezione si è modificata, e già da un decennio siamo in qualche modo il cuore delle attività dell'apparato amministrativo, nel senso che non si concepisce nessuna forma di razionalizzazione dei processi se non con l'informatica. Il bilancio della Camera ha destinato investimenti significativi in questa direzione e i risultati sono generalmente riconosciuti di livello notevole, sia nel panorama generale della pubblica amministrazione, sia nel confronto con i parlamenti stranieri, con i quali abbiamo frequenti contatti e scambi di informazioni.

La sensibilità del Parlamento verso l'informatica non sembra molto sviluppata, se si considera l'arretratezza della nostra legislazione: mancano ancora le leggi sui reati informatici e sulla riservatezza, mentre sulla protezione del software è stata varata in fretta e furia una normativa pasticciata. Lei poco fa diceva che c'è una forte richiesta di informatica da parte dei parlamentari. Mi sembra una contraddizione.

Forse è limitativo confrontare la sensibilità del personale parlamentare con i problemi e lo stato, indubbiamente non di avanguardia, della legislazione. Su questo non c'è bisogno di spendere molte parole, noi stessi abbiamo avuto la sensazione, partecipando a incontri internazionali, che la nostra arretratezza ci stia creando forti problemi con la Comunità Europea. È vero che la legislazione si fa nel Parlamento, ma il principale motore è sempre il Governo.

Il Governo, che è sempre stato composto quasi esclusivamente da parlamentari...

Ma ci sono anche i dirigenti delle Amministrazioni! Qui forse la sensibilità è stata scarsa. È chiaro anche che qualche volta sull'informatica si sono create delle distorsioni, talora è stata vista come un fatto di "status", e altre volte, secondariamente, un'occasione per forniture lucrose. Sono convinto, e lo dimostrano anche le cifre, che noi come amministrazione parlamentare abbiamo lavorato con sufficiente alacrità in questo campo. Il problema che ci preoccupa di più è che la richiesta è molto vivace da parte di tutti gli uffici della nostra amministrazione, ma qualche volta siamo poco soddisfatti di come le nostre realizzazioni vengono impiegate: c'è una notevole sottoutilizzazione delle risorse. Del resto, non accade soltanto da noi, la tendenza ad adoperare il computer come una volta si usava la macchina da scrivere è dura da eliminare.

E per quanto riguarda i rapporti con i cittadini? Se il solito signor Rossi vuole sapere a che punto è l'iter di una legge, come può accedere al sistema informativo parlamentare? O, se non al sistema informativo, alle informazioni?

L'accesso al sistema per il singolo cittadino non è un traguardo a portata di mano, perché è vero che noi abbiamo centinaia di utenze esterne che, provvisoriamente, non facciamo pagare, ma è vero anche che le richieste da parte di singoli cittadini sono sempre state molto poche. E anche quelle poche non abbiamo potuto accoglierle, perché dobbiamo organizzare l'utenza esterna attraverso punti significativi di concentrazione. Per esempio una federazione che rappresenta una categoria professionale va benissimo, noi allacciamo un rapporto con loro, e loro fanno da sub-distributori. Abbiamo una politica di questo genere con alcuni consigli regionali, la Lombardia, l'Emilia, il Friuli-Venezia Giulia, la Sicilia. Ma ci sono regioni dove l'informatizzazione è quasi assente, magari si appoggiano a società esterne, e quindi non riusciamo a raggiungerle. Ma, oltre alle forme tradizionali, cartacee, dei resoconti e degli atti parlamentari, c'è un notiziario sul Televideo, alle pagine 351 e seguenti, che però non dà un panorama completo.

Perché non usare il Videotel, che offre la possibilità di una consultazione interattiva?

Avevamo accettato un approccio iniziale della Sip, tanti anni fa, ma si è arenato con la prima falsa partenza del Videotel. La seconda partenza, non voglio dire che sia stata del tutto infelice, ma mi pare non abbia colto nel segno in maniera proprio brillantissima, e nel frattempo noi avevamo preso altre strade, come quella di Televideo. Da tempo si sta coltivando un altro progetto: sono state poste le premesse legislative per creare un quarto canale radiofonico nazionale, dedicato all'informazione sui lavori parlamentari. Ma la capillarizzazione del servizio è legata anche al miglioramento delle infrastrutture pubbliche di telecomunicazione. Nello stato in cui sono attualmente, è un problema.

[INTERVISTA]
Pinzani: è un problema di cultura

I sistemi informativi sono efficienti, le banche dati sono costruite con intelligenza, le informazioni ci sono e sono disponibili. Ma la sensazione è che tutto questo non sia sfruttato abbastanza, né all'interno per il lavoro del Parlamento, né verso l'esterno per il dialogo tra istituzioni e cittadini. Come mai? Lo chiedo al professor Carlo Pinzani, capo del Servizio informatica del Senato.

Professor Pinzani, mi sembra di capire che i sistemi informativi del Senato e della Camera non vengano sfruttati abbastanza per quella che dovrebbe essere la loro funzione più importate all'interno del Parlamento, il supporto alle decisioni. Probabilmente è un problema di scarsa diffusione della cultura informatica, ma non sarà anche un effetto delle interfacce utente da specialisti, poco "amichevoli"?

Il problema di una ricerca pilotata e aiutata ce lo siamo posti e stiamo valutando le possibilità di un'interfaccia di questo tipo. Ma questo non risolverebbe il problema, per una ragione molto semplice: non solo c'è c'è una scarsa diffusione della cultura informatica, c'è anche un atteggiamento culturale abbastanza negativo nei confronti dell'informatica, a causa della prevalente formazione giuridica del nostro personale.

È stato detto più volte che la logica del calcolatore non è lontana dalla logica giuridica, anzi...

Questo lo pensano i magistrati del CED della Cassazione, Borruso, Novelli, Fanelli... Ma lì discorso è diverso, perché il sistema della Cassazione nasce dall'istituzione del linguaggio formalizzato più antico, che è quello della "massima". La massimazione, che risale agli anni '20, è già un pre-trattamento a fini di ricerca con strumenti informatici, anche se a quei tempi evidentemente non se ne parlava. C'era già una strutturazione con la formazione dell'abstract, che è il supporto testuale più vicino alle esigenze dell'informatica.

Ma c'è una altro punto di contatto molto importante, tra logica giuridica e logica informatica: l'applicazione della norma è il tipico procedimento "if... then" che è alla base della programmazione.

Non c'è dubbio. Ma il fatto è che non solo non si riesce a far entrare l'informatica nella testa dei giuristi, ma che il giurista ha il problema di far quadrare la fattispecie concreta con la norma, cioè fa un'attività prevalentemente classificatoria. Ma l'attività informatica va oltre la classificazione, investe la procedura, i metodi e gli obiettivi per i quali si fanno le cose. È questa la differenza, non è tanto un difetto di cultura informatica, è il rifiuto del principio organizzativo. Detto questo, cambiamo pure le interfacce, magari usiamo la stessa, con la Cassazione, la Presidenza del Consiglio... Noi Windows lo abbiamo, lo utilizziamo e possiamo lavorare tranquillamente in questa direzione. Ma non risolveremmo il problema.

Potremmo discutere a lungo su questo punto, ma c'è un altro aspetto ancora più importante. La disponibilità in linea di tutte le informazioni sull'attività parlamentare dovrebbe essere uno strumento per la trasparenza, chiunque dovrebbe poter accedere alle principali banche dati, le Camere potrebbero essere palazzi di vetro. Invece tutto questo non si verifica.

Il Palazzo non è di vetro perché l'Italia non è un Paese cablato, se ci fossero reti di trasmissione dati, un Videotel efficiente, e quant'altro alla portata dei cittadini, non ci sarebbero problemi di trasparenza. Se il Palazzo non è di vetro, non deriva da una preclusione. Anzi, siamo pronti a dare il massimo di informazioni, con un'apertura totale nei confronti dell'esterno. Il Palazzo non è di vetro, non perché è di cemento, ma perché chi vorrebbe guardare dentro non ha gli strumenti per farlo.

Ma chi è il responsabile di tutto questo, se non chi siede in queste aule, eletto dai cittadini?

Ma è tutto il sistema economico italiano che preferisce fare i soldi con i tessili e non con le telecomunicazioni. È un discorso di modello di sviluppo. Forse la colpa è dei politici, degli elettori, dei burocrati, degli imprenditori, ciascuno per la sua parte. Se l'Italia non è cablata, il fatto della trasparenza dei lavori parlamentari conta per lo zero virgola cinque per cento. Per il resto ci sono altri problemi.

D'accordo. Ma da qualche parte bisognerà pur incominciare. E il Parlamento potrebbe essere un punto di partenza.

Si può fare anche un'altra serie di considerazioni. Per esempio, il tipo di informazione che abbiamo è legato al fatto che, in questo assetto politico, ciascuna forza ha preferito avere i propri canali di informazione, e di conseguenza nessuno si è posto il problema dell'informazione generale. Nelle amministrazioni parlamentari soltanto negli ultimi anni si è cominciato a porsi in maniera seria il problema della documentazione e dell'informazione. Prima perché c'era una frattura così netta tra maggioranza e opposizione, che la maggioranza aveva i suoi canali di informazione e non voleva dividerli con l'opposizione; l'opposizione aveva i suoi e considerava false e tendenziose le informazioni che provenivano dall'altro campo. Questo secondo me è importante, perché non a caso ci sono due strutture informatiche, non a caso ci sono due biblioteche, non a caso ci sono due servizi studi: proprio perché non c'è mai stata la coscienza della possibilità di un'informazione, non dico oggettiva, ma meno tendenziosa. Non esiste l'informazione oggettiva, l'oggettività non è di questo mondo, tutte le informazioni sono soggettive, perché la scelta di un argomento invece di un altro è già un'operazione tendenziosa. Ma se si va verso un assetto politico diverso, in cui maggioranza e opposizione si alterneranno, probabilmente si porrà il problema di una struttura meno tendenziosa, perché dovrà servire di volta in volta l'una o l'altra delle parti.

Lei ha toccato un altro argomento che merita di essere discusso: la doppia struttura informatica. Quando è nata, negli anni '70, si poteva già pensare a un solo CED per i due rami del Parlamento.

Certo, ma in buona sostanza il sistema è uno solo. Ci sono aspetti marginali che rendono diversi i sistemi, perché si può entrare nel sistema parlamentare da una qualsiasi delle due parti, si possono consultare indifferentemente gli archivi dell'uno e dell'altro ramo. Fino a questo momento non abbiamo fatto doppioni...

O quasi...

E non li faremo. Gli aspetti che non sono comuni, non lo sono perché non lo debbono essere. Nell'attività parlamentare c'è una serie di procedure monocamerali, com'era prima per le autorizzazioni a procedere. Gli atti di sindacato ispettivo, ancorché monocamerali, sono stati messi in comune perché è un'area abbastanza omogenea...

Ma la Banca generale dei Testi, che è una delle più importanti, è del Senato, mentre la Camera sta sviluppando una procedura differente.

Stiamo lavorando insieme per integrare le due banche dati. Può darsi che non arriveremo a un'integrazione al cento per cento, ma l'integrazione ci sarà.

Ma non si poteva studiare una procedura sola, invece di due da integrare successivamente?

No, non si può! Perché le megaprocedure, i megaprogetti non vanno in porto. In questo Paese non si può pretendere di fare un progetto in cui siano coinvolte tre tipografie (due della Camera e una del Senato) e due rami del Parlamento, nei quali ci sono almeno sette o otto interlocutori diversi. Se io metto insieme un gruppo di lavoro che prevede sedici interlocutori tra Camera e Senato, più i tre interlocutori delle tipografie, il progetto non vedrà mai la luce. L'informatica, secondo me, va avanti, come qualsiasi altra attività, affrontando problemi concreti, ben delimitati e ben definiti, senza ambizioni eccessive. Poi, quando si sono fatti i mattoni, si fanno le case. Ricordo il progetto "Camera '72": un megaprogetto per avere i testi delle leggi tutti insieme. Fallì. Come il progetto "Atena", alla stessa epoca, per la prima anagrafe tributaria. I megaprogetti non si possono fare.

Torniamo al problema della trasparenza, professor Pinzani. Lei poco fa ha detto: se ci fossero le infrastrutture telematiche, noi saremmo pronti ad avere un ufficio "elettronico" per le informazioni al pubblico.

Non c'è dubbio.

Avete pensato agli sportelli automatici? Potreste collegarvi a quelli che stanno nascendo un po' dappertutto.

In teoria non c'è nessun problema. Ma io ho fatto diversi tentativi in diverse direzioni per utilizzare la tecnologia videotext, ma non è decollata, in pratica ancora non c'è. Non ci sono interlocutori validi e sufficientemente diffusi e organizzati, perché il Videotel non è solo un problema di diffusione, è un problema di organizzazione. Vorrei parlare con un interlocutore unico, non per un monopolio dell'informazione, ma per non disperdere le energie. Fossimo in Francia, saremmo da un pezzo su Minitel. Per me il punto chiave resta quello di cablare il paese. L'amministrazione del Senato, sia con il precedente segretario generale, sia con l'attuale, e con chi le parla a livello più modesto, è per la massima apertura e trasparenza. Noi lavoriamo, e abbiamo il gusto di lavorare e dare informazioni, a tutti. Ma ci devono essere le condizioni per farlo. Anche la gente, se vuole essere informata, deve darsi da fare per procurarsi le informazioni.